Le imprese e le loro storie di successo

Che cosa significa concretamente fare innovazione per gli altri?

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Che cosa significa concretamente fare innovazione per gli altri? Hanno incontrato Roland Laux nel suo laboratorio di Wädenswil, nel quale escogita vari generi alimentari: dalla birra alle barrette, fino ai piatti pronti. Negli ultimi tempi ai progetti per la clientela si è affiancato sempre più spesso lo sviluppo di prodotti propri.

Roland Laux
Roland Laux

Roland Laux, lei fa innovazione per gli altri. Da chi ottiene gli incarichi?

Multinazionali, commercianti al dettaglio ma anche PMI del settore alimentare, che si avvalgono del nostro supporto esterno per avere nuove prospettive sul futuro dei loro prodotti e per sviluppare nuove idee.

E lei chi coinvolge?

Il mio team viene integrato da specialisti esterni, tecnici, consumatori e collaboratori del committente, oltre che da creativi.
 

Come realizza innovazioni per gli altri?

Quando sviluppiamo prodotti per i giovani, ad esempio, inseriamo nel team persone che conoscono molto bene il loro stile di vita, ma che sanno poco o nulla del prodotto vero e proprio. Questo pensiero trasversale tra categorie di prodotti facilita le innovazioni.
 

Quali sono gli ostacoli principali sulla via dell'innovazione?

Normalmente ci si occupa prima dello sviluppo, poi si fa un test e quindi si immette il prodotto sul mercato. Ma l'innovazione non è un percorso lineare; è necessario lavorare in modo iterativo e vedere l'innovazione come un processo a lungo termine. Così l'azienda impara, acquisisce sicurezza e si riduce il rischio di brutte sorprese sul mercato. Spesso, inoltre, le innovazioni vengono respinte troppo presto.
 

Perché?

In molti casi per motivi politici, perché qualcuno nell'organizzazione mette i bastoni fra le ruote. Ad esempio perché un'idea è talmente innovativa che modificherebbe dei meccanismi fondamentali dell'azienda, a discapito di alcuni soggetti.
 

In che senso?

Noi diamo tutto, ripensiamo il prodotto e alla fine il nostro sforzo finisce in un cassetto perché veniamo bloccati.
 

Perché venite bloccati?

Fa parte del gioco. Gli esperti faticano spesso a mettere da parte il proprio bagaglio di conoscenze. Per creare qualcosa di veramente innovativo, però, si devono dimenticare le best practice e guardare le cose con altri occhi.
 

Qual è la chiave del successo?

I progetti innovativi che non sono ben radicati in alto nell'organizzazione hanno vita dura. È quindi essenziale coinvolgere tutti quanti fin dall'inizio.
 

Il «commitment» della dirigenza è decisivo.

Proprio così. La dirigenza deve volere l'innovazione a tutti i costi e crederci. Questo commitment è decisivo, poiché il processo è costellato di innumerevoli ostacoli e motivi per mollare tutto.
 

Quanto costa il vostro servizio?

Si parte da una base di circa 20'000 franchi e si arriva, per un progetto di due anni, a diverse centinaia di migliaia di franchi.
 

E un'impresa cosa riceve in cambio?

Impulsi, nuovi modi di vedere, nuove idee e concept di prodotti e procedimenti.
 

Cosa ne pensa del crowdsourcing?

Ha costi ridotti ed è rapido. Ma si rischia di essere sommersi da troppe idee. L'innovazione non può essere completamente esternalizzata.
 

La sua azienda non sviluppa solo idee per gli altri, ma anche prodotti propri.

Praticamente sì. Collaboro strettamente con Tilo Hühn, professore per lo sviluppo dei processi e la ricerca sugli aromi presso la ZHAW di Wädenswil. Hühn ha ideato una procedura per la produzione di succo di mela; anziché pressare la frutta, la sminuzza riducendola a una purea che viene poi passata in un cosiddetto decanter, dove le parti solide vengono separate da quelle liquide fino ad ottenere un succo dal sapore di una mela appena tagliata. Il procedimento mi ha affascinato e ho deciso di incontrarlo. Nel 2008, durante un viaggio in Venezuela, abbiamo visitato una fabbrica di cioccolato e abbiamo avuto l'idea di applicare la stessa procedura anche a questo alimento. Dopo vari esperimenti abbiamo creato un cioccolato fondente dal sapore fruttato-floreale e non amaro come quello classico, poiché utilizziamo semi di cacao verdi e non tostati. Grazie all'aggiunta di acqua possiamo lavorare a soli 45 gradi Celsius e mantenere nel prodotto finale gli aromi originali. Abbiamo brevettato la nostra idea e avremmo voluto venderla in campo industriale.

Seme di cacao e cioccolata

Perché usa il condizionale?

Il nuovo processo era quasi un affronto per i produttori di cioccolato. Dicevano che non si può usare l'acqua. Ma questo scetticismo non ci ha sorpresi; arrivano due sconosciuti e ti propongono dal nulla un nuovo processo produttivo, che per di più funziona …

Produzione di cioccolato

Ora il vostro cioccolato sarà prodotto dal leader degli Yello, Dieter Meier. Come vi siete incontrati?

Dopo aver setacciato senza successo l'industria del cioccolato, eravamo un po' disillusi. Ma avendo i diritti sul brevetto e un impianto pilota nel quale avevamo già investito, abbiamo deciso di non affossare l'idea e di produrlo autonomamente. Dopo aver creato il business plan, mia moglie ha letto un'intervista a Dieter Meier che, alla domanda su cos'altro avrebbe voluto fare nella sua vita, aveva risposto: «Un cioccolato speciale». Quando sono riuscito a contattarlo l'ho invitato e gli abbiamo fatto assaggiare, alla cieca, diversi tipi di cioccolato; il nostro lo ha entusiasmato. E così gli abbiamo venduto il brevetto. Dieter Meier, che fino ad allora non sapeva nulla sulla produzione del cioccolato, ora lo fabbrica con il nostro metodo, e presto lo immetterà sul mercato. Ha semplicemente trovato un ottimo prodotto e lo ha voluto per sé, senza tutti i dubbi e lo scetticismo dell'industria del cioccolato.
 

Ha in mente altri prodotti che vuole realizzare in proprio anziché venderli all'industria?

In effetti, ormai lavoriamo quasi solo su innovazioni nostre che restano nelle nostre mani. Stiamo passando dal ruolo di consulenti per l'innovazione a quello di produttore di alimenti. Praticamente ci stiamo reinventando.