Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

In fuorigioco

Stampa

Edizione 28.04.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

La maggiore banca statunitense, JP MorganChase, ha guadagnato nel primo trimestre del 2021 la mirabolante somma di USD 14 miliardi – l'utile trimestrale più elevato di tutta la sua storia. E, come se non bastasse, la banca aveva in mente qualcosa di ancora più grande e ambizioso. Ma questa volta il colpo le è rimbalzato contro in maniera roboante. Lontani dalla luce dei riflettori, gli investment banker si erano seduti a un tavolo con gli alti papaveri del calcio europeo per lavorare all'idea di una Super League nel Vecchio continente.

L'interesse degli investment banker americani per il calcio è di sicuro modesto – probabilmente non conoscono nemmeno la regola del fuorigioco. Per contro, il senso degli affari è inciso a lettere indelebili nei loro geni. Affari di qualsiasi tipo, a prescindere da cosa, con chi, men che meno per chi. L'unico obiettivo che conta: il profitto. Il meccanismo con cui tutto funziona a Wall Street è notoriamente questo. Basta solo un cosiddetto «underlying» (per parlare come mangiamo: un «sottostante») per costruirci sopra un castello di affari, fatto di derivati come futures od opzioni o chissà quale altra diavoleria finanziaria. Perché dunque non applicare lo stesso meccanismo anche all'industria del calcio?

JP MorganChase era quindi ben disponibile a concedere un credito iniziale a nove zeri ai presidenti di Real Madrid, Juventus o Manchester United e altri grandi club europei, evidentemente colti da delirio di onnipotenza, per dare vita a un campionato elitario che sarebbe stato strettamente riservato ai club super-ricchi. Trovo piuttosto difficile da comprendere come il Bayern Monaco o il Paris Saint-Germain non dovessero o non volessero essere della partita. Con il senno di poi, queste squadre possono reputarsi fortunate (o abili), in quanto l'intero castello di carte è crollato molto più rapidamente di quanto non fosse stato concepito, e così sono state risparmiate dall'onta del tradimento. Sul banco degli imputati troviamo soprattutto i grandi club spagnoli, inglesi e italiani. E ovviamente JP MorganChase, che già pregustava grandi affari nel mondo del calcio. La banca è infatti in grado di archiviare l'eventuale perdita finanziaria senza troppi patemi, ma la perdita d'immagine è ben più pesante. JP MorganChase non aveva infatti minimamente previsto uno shitstorm di tali proporzioni su Twitter, peraltro anche da parte di primari clienti della banca stessa. Ancora una volta appare evidente quanto gli investment banker siano ormai avulsi dalla realtà. Semplicemente, calcio e investment banking non sono compatibili.

Per quanto sia senza dubbio un affare miliardario, il pallone è infatti anche una questione estremamente emotiva. È necessario trovare un denominatore comune, altrimenti gli affari non possono decollare. E così i signori che già a inizio anno si erano riuniti in gran segreto per forgiare grandi progetti hanno dovuto chinare il capo e, uno dopo l'altro, tornarsene a casa con le pive nel sacco. Non se ne farà dunque niente dei circa 300 milioni di euro che, solo per iniziare, sarebbero confluiti nelle casse dei club aderenti, peraltro in modo del tutto decorrelato dai risultati sportivi. Così come non se ne farà niente della commercializzazione degli esclusivi prodotti dei club in Asia o negli Stati Uniti – un investimento errato di portata macroscopica da parte dei banchieri a stelle e strisce e soprattutto dei tre presunti promotori principali del progetto: Florentino Peréz del Real Madrid, Andrea Agnelli della Juventus, probabilmente i veri e propri deus ex machina, ed Ed Woodward, presidente del Manchester United. A quest'ultimo l'adesione alla Super League è verosimilmente costata addirittura la poltrona, o quantomeno ha annunciato le proprie dimissioni per fine anno. Il Manchester United appartiene alla famiglia statunitense Glazer, che secondo i resoconti dei media avrebbe spinto per la realizzazione del progetto. A suo tempo Ed Woodward, in veste di investment banker proprio presso JP MorganChase, aveva curato l'acquisizione del club da parte dei Glazer. 

United Business in lungo e in largo, quindi. E per quali motivi l'affare è dunque saltato? Per causa, o piuttosto per merito di tifosi, giocatori e allenatori, ovvero tutti coloro i quali svolgono un lavoro concreto e ne hanno piene le tasche del carrozzone fondato sul debito del casinò dei mercati finanziari, il quale ha peraltro già fatto sì che il calcio sia sempre più orientato al denaro che ai risultati sportivi. In Francia e in Germania la squadra vincitrice dello scudetto si laurea campione spesso già con vari turni di anticipo. Altrove sono al massimo tre le squadre con possibilità realistiche di aggiudicarsi il titolo nazionale. Si tratta invariabilmente di club dotati di una forza finanziaria preponderante, che spesso giocano in una sorta di campionato a parte. Non di rado i capitali giungono da investitori super-ricchi – sovente provenienti da Stati petroliferi e in parte dalla Cina, per i quali il calcio è tutt'altro che una questione di cuore. Al contempo, proprio queste squadre di vertice siedono su montagne di debiti e hanno quindi una dipendenza pressoché assoluta da finanziatori esterni. Ed è per questo che si contendono ogni talento emergente a prezzi da capogiro. La concorrenza è già sufficientemente distorta, il denaro domina i campionati internazionali e attira su di sé l'ira dei tifosi con intensità sempre maggiore. Adesso questa rabbia si è scaricata tutta assieme, ed è giusto che sia così. Chi ha avuto la fortuna di assistere dal vivo a una partita allo stadio e ha potuto respirare a pieni polmoni l'entusiasmo e la passione dei tifosi sa che nel calcio il vincitore non si prende tutta la posta. Il campo di calcio non è un casinò. In entrambi i casi l'obiettivo è aggiudicarsi la posta massima – non solo quella monetaria, ma anche e soprattutto quella sul piano emotivo. Con il denaro non si può comprare tutto, e men che meno i cuori. Adesso JP MorganChase lo ha di sicuro capito, come l'autore di un fallo da espulsione a cui viene mostrato il cartellino rosso. Cara Wall Street, hai già sotto il tuo dominio distese sufficientemente sconfinate su cui raccogli senza seminare. Tieni le tue grinfie lontane almeno dal calcio!