Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

La regola delle 4G

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Edizione 25.08.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Dopo quella che è sembrata solo una pausa minuscola – considerato che il virus non se n'è mai veramente andato – torniamo di nuovo a parlare del numero di casi. In effetti, per un certo periodo il numero di casi è stato soltanto un aspetto secondario, visto che era trascurabilmente esiguo. Alle nostre latitudini anche la variante delta ci ha lasciato relativamente indifferenti e abbiamo potuto così goderci la ritrovata libertà.

Incontrare parenti, amici o conoscenti, andare di nuovo al ristorante relativamente con serenità, assistere a una partita di calcio o a un concerto. Tuttavia, durante il weekend e puntualmente in concomitanza con l'inizio delle scuole in numerosi Cantoni densamente popolati la paura è ricomparsa ancora una volta anche nel nostro paese. Sebbene le direttrici e i direttori cantonali della sanità si mostrino tuttora accentuatamente rilassati al riguardo, sono stati scossi dal numero di recente in netto incremento delle nuove ospedalizzazioni nel reparto cure intense. Un numero altrettanto elevato di nuovi ricoveri era stato registrato l'ultima volta in primavera, quando la seconda ondata stava progressivamente già perlopiù rientrando. E solo all'apice nel periodo tra ottobre e dicembre il numero di nuove ospedalizzazioni era risultato superiore.

Casi di Covid-19 confermati secondo l'UFSP

Anche il numero di casi di coronavirus evidenzia altresì una crescita percettibile. I 3'958 nuovi contagi annunciati in data 16 agosto 2021 rappresentano finora il valore più elevato dell'anno. Solo poco tempo fa, infatti, il numero di nuovi contagi quotidiani era nell'ordine delle centinaia o semmai di numeri a quattro cifre ma comunque molto bassi. Per quanto non abbiamo nessuna voglia di sentircelo dire, siamo di nuovo nel bel mezzo di un'ondata, nel frattempo la quarta, se consideriamo il numero di nuovi contagi e la media a sette giorni che ne deriva. Se durante la terza ondata la Svizzera se l'è cavata relativamente bene con le nuove varianti del coronavirus – allora infatti erano stati soprattutto i paesi anglosassoni, la Francia, il Belgio, il Brasile e gli Stati Uniti a esibire tristi primati in graduatoria – nella quarta ondata il nostro paese accusa una avanzata piuttosto rapida del Covid-19. Con pressoché 289 nuovi casi per milione di abitanti siamo tuttora molto distanti dal livello estremamente alto anche nel raffronto mondiale di quasi 1'000 (per esattezza 951) casi per milione di abitanti che abbiamo raggiunto in data 7 novembre 2020, ma la curva sale in maniera relativamente ripida e ultimamente la Svizzera ha superato la Spagna o anche il Belgio, nonché tra le principali economie nazionali «soltanto» il Regno Unito, gli Stati Uniti d'America e la Francia si collocano davanti al nostro paese. Nella limitrofa Francia la curva sta però già (di nuovo) diminuendo, mentre alle nostre latitudine incrementa tuttora in misura consistente.

La considerazione isolata del numero di casi ci ricorda fortemente la seconda ondata, che a suo tempo avevamo vissuto a rilento quasi perdendo il treno e che pertanto avevamo potuto arrestare solo con un lockdown parziale a causa del troppo attendismo prima di reagire. Anche se la costellazione nel nostro paese è meno delicata rispetto alla primavera «grazie», si fa per dire, alle quasi 800'000 persone che nel frattempo hanno contratto il coronavirus e a ben 4.3 milioni di individui completamente vaccinati, è evidente che il peggio è ben lungi dall'essere passato in Svizzera. All'orizzonte si profilano infatti settimane decisive a cui far fronte. I rientri dalle vacanze forniscono un contributo significativo al rinnovato incremento del numero di casi. E, malgrado non sia dimostrabile, anche la ritrovata libertà in seguito agli allentamenti e la nonchalance di molte persone vaccinate potrebbero contribuire a far lievitare nuovamente il numero di contagi. Per ora la situazione è ancora relativamente tranquilla, soprattutto per quanto riguarda l'occupazione dei letti nel reparto cure intense degli ospedali, che al momento si situa a quasi al 75 %. Anche il numero di decessi non è particolarmente allarmante, anche se ovviamente dietro a questa cifra si cela il tragico destino dei singoli interessati, che arreca dolore e tristezza a innumerevoli familiari e amici. Con il volgere al termine dell'estate e l'abbassamento delle temperature, le nostre attività si trasferiranno progressivamente dall'esterno sempre più all'interno, il che implica necessariamente una maggiore vicinanza. L'autunno scorso abbiamo vissuto la stessa identica situazione e abbiamo visto bene che cosa essa significa. Ovvero come una minaccia ormai dichiarata risolta possa tornare rapidamente ad essere tale. Per quanto possa sembrare banale, il coronavirus ci insegna quanto una «verità lapalissiana» sia estremamente pertinente: «occorre prevenire il male sin dagli albori» o quantomeno stroncarlo sul nascere. Ma in una prospettiva economica che cosa sarebbe ora auspicabile?

C'è solo una risposta a questa domanda. Dobbiamo vaccinare, e nello specifico a più non posso, e non solo i gruppi a rischio al fine di proteggerli da complicazioni o da decorsi gravi di un'infezione o persino dalla morte, bensì tutti gli adulti in Svizzera. A tal proposito dobbiamo testare in maniera capillare e gratuita. Naturalmente ciò significa anche indebolire in certa misura l'incentivo al vaccino stesso, ma si tratta in primis di arginare la diffusione del coronavirus, al fine di evitare di tornare in una situazione in cui il sistema sanitario sia al collasso. Visto che in tal caso accadrebbe esattamente ciò che abbiamo già vissuto. Lockdown, lockdown parziale o forse – a seconda della gravità della situazione – anche solo restrizioni leggere, a tutto discapito dell'economia, poiché già un arresto parziale delle attività pregiudica considerevolmente la vita economica. Per non parlare delle conseguenze sociali. Probabilmente un ulteriore lockdown, di qualsiasi genere esso sia, causerebbe problemi persino maggiori di quelli già vissuti finora al federalismo e alla democrazia diretta. Già solo per questo bisogna cercare di evitarlo in tutti i modi. Per ora abbiamo ancora la situazione sotto controllo, ma occorrono perseveranza e disciplina, caratteristiche che appaiono già quasi arcaiche e che possono sembrare ancor più scontate della verità lapalissiana sopra menzionata. Dobbiamo purificarci e dar prova di pazienza, chiederci se un viaggio in aereo sia veramente necessario, solo perché l'anno scorso non siamo potuti andare in vacanza a Maiorca, e se intendiamo veramente rinunciare alla mascherina visto che siamo vaccinati, oppure se vogliamo davvero sfidare tutti i pericoli solo perché siamo ormai arcistufi del coronavirus e preferiamo puntare sull'ignoranza. La cosiddetta «regola delle 3 G» – dal tedesco «geimpft, getestet oder genesen» ovvero vaccinati, guariti o testati – è fondamentale per uscire da questa situazione al più presto. Tuttavia è la quarta «G» ad essere la più impegnativa: dobbiamo purificarci (dal tedesco «geläutert»).