Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Lento, ma inesorabile

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Edizione 09.09.2020 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Di recente sono andato a pranzo con una vecchia conoscente, che non avevo più visto da oltre un anno. Entusiasta dell'incontro voleva salutarmi con tre baci, uno a sinistra, uno a destra e di nuovo uno a sinistra, come è consuetudine nel nostro Paese tra (buoni) conoscenti.

L'equivalente è accaduto ultimamente in una serata a cena con uno dei miei migliori amici, che avevo perso di vista da qualche tempo: mi ha teso la mano per salutarmi e io d'istinto ho tirata via la mia, con sua grande sorpresa visto che ha replicato: «Almeno a me la darai pure una stretta di mano!» Colto alla sprovvista ho finito, diciamo inavvertitamente, per stringergli la mano. Entrambi questi due episodi mi hanno fatto capire chiaramente tre cose. La prima è che per molte persone risulta difficile in generale cambiare le proprie abitudini emotive tanto radicate nella nostra routine. La seconda è che malgrado il tentativo di cambiare qualcosa, anche i migliori propositi – nello specifico evitare le strette di mano – non vengono rispettati integralmente. E la terza cosa – e questa è la vera piaga del COVID-19 – è che a prescindere da come ci si comporta il risultato è sempre lo stesso: ci si sente in ogni caso in colpa. Sia la persona che dà la mano, sia quella che rifiuta la stretta di mano. Nessuno si sente più chiaramente nel giusto. Ed è proprio per questo motivo che la spaccatura (cfr. il mio articolo «Spaccatura» pubblicato a fine giugno) è diventata così profonda nella nostra società sulla scia del COVID-19. Anche questo però non è nulla di nuovo né di così eclatante, anche se mette in evidenza quanto sia difficile restare razionali quando tutto deraglia e si viene catapultati fuori dalla propria normalità. Ma è proprio in questi casi che bisognerebbe essere in grado di mantenere il sangue freddo e dar prova di pazienza, nonché ovviamente di saper rinunciare, come ho già più volte ribadito in precedenza. In fin dei conti una vacanza a Maiorca non è un diritto fondamentale. Tanto meno un volo continentale e neppure volare in genere o andare in crociera, fare shopping, andare ai party o semplicemente partecipare a un evento sportivo o culturale con tanto di pubblico di massa. Per quanto possiamo auspicare un ritorno alla normalità di prima dell'avvento del corona, ci vorrà ancora qualche tempo prima che il nostro desiderio possa diventare realtà. Pertanto, anziché continuare a provare nostalgia per la nostra vecchia normalità, forse sarebbe ora che cominciassimo a chiederci quanto normale fosse veramente la nostra vecchia vita.

L'essere umano razionale, su cui poggiano innumerevoli modelli della teoria dell'economia politica classica e moderna, è una forma di vita che non esiste, proprio come ha dimostrato il corona in questi ultimi tempi. Contro ogni buon senso si verificano sempre più spesso – per dirla con termini gentili – avarie del cervello umano, le quali fanno sì che il coronavirus sarà tuttora un nostro fedele compagno. A meno che il virus non si autodistrugga o perda di intensità. In ogni caso noi non lo scacceremo via, almeno fino a quando non saremo concordi su quanto sia – semmai – effettivamente pericoloso il COVID-19 e su che cosa è imprescindibile fare per contrastarlo. Anche per questo il consenso sociale vacilla, dato che la vulnerabilità risulta completamente diversa a seconda della nazione, del sesso, dell'età, della storia medica pregressa, ecc. Se poi vengono imposte misure in modo capillare, per alcuni significa essere presumibilmente limitati in modo inadeguato, mentre per altri presumibilmente protetti in maniera eccessiva. Sarebbe ormai ora che si giunga a un consenso sociale in merito al corona, ma a tal proposito manca la base scientifica. Per questo motivo oggi sussistono vere e proprie fazioni del corona, che nella loro portata sono insormontabilmente distanti l'una dall'altra. 

 

Scienza di confine

Tutti sanno ormai che l'economia non è una scienza esatta. La medicina, invece, dovrebbe esserlo o perlomeno è ciò che pensavano molti di noi fino a poco tempo fa, ma da quando ci si muove sul terreno inesplorato del corona innumerevoli ambiti di sottospecialità medica dimostrano inequivocabilmente le loro debolezze. Anche la biologia non è al di sopra di ogni dubbio, come ci ricordano bene i virologi e gli immunologi. Per non parlare dell'epidemiologia. A prescindere dalla materia da cui provengono gli scienziati, ci sono i seri, ma noiosi, gli affascinanti, ma in cerca solo di pubblicità, nonché i sinceri, che però causano solo scuotimenti di testa perché ammettono le loro conoscenze incomplete e molti altri ancora. Si tratta non di rado perlopiù della simpatia che riscontrano gli scienziati, piuttosto che del loro sapere. Questo bel teatrino multicolore è in tournée in ogni Paese da fine gennaio, e ha già il suo fan club e i suoi detrattori. Infatti, un immunologo si è trasformato ormai nella superstar dei media, un altro è invece diventato il capro espiatorio criticato da tutti, e non pochi si sentono molto, ma molto soli, dato che ogni singola parola di uno «specialista» viene soppesata e passata al setaccio. Se poi la politica basa le proprie decisioni di ampia portata su una tale accozzaglia di analisi e opinioni «scientifiche» che denotano evidenti carenze di coerenza e uniformità, non ci vuole molto per arrivare al punto in cui diventa certa la dura critica. O in altre parole la disubbidienza borghese, che sta ormai prendendo piede non più solo in maniera sommersa. 

 

Cittadini critici…

In Paesi come la Cina, in cui non sussiste – quantomeno ufficialmente – alcun margine di interpretazione da parte dell'opinione pubblica, è possibile riuscire a contenere un virus, dato che l'autorità statale è l'ultima istanza assoluta da quelle parti. E che un'eventuale ribellione viene sanzionata duramente. Nelle democrazie, invece, funziona notoriamente in maniera differente. Amanti della libertà come siamo noi svizzeri, restiamo scettici nei confronti dello Stato e mettiamo costantemente in discussione il suo ruolo, il che è una cosa positiva, considerato che in una democrazia il potere è nelle mani del popolo. Tuttavia, il popolo non svolge direttamente il ruolo dell'esecutivo, bensì delega al governo questo potere di esecuzione e lo fa controllare dal parlamento. In questo sistema le misure relative al diritto di necessità sono consentite, ma non devono diventare la regola. E soprattutto devono essere solo raramente di lunga durata. Ma ora è proprio quello che sta succedendo e dimostra senza nessun riguardo tutte le insidie del sistema. Anziché aspirare a un consenso, le posizioni dei cittadini divergono sempre più nella lotta per la sovranità dell'interpretazione. E così l'autorità statale già posta comunque in dubbio viene minata in modo irreversibile. Parallelamente germogliano sempre più le teorie di cospirazione o le credenze più strampalate. Qui di seguito alcuni esempi per gli irriducibili: il virus è stato creato in laboratorio, l'assunzione di ibuprofene (analgesico) causa il corona, il virus serve a creare un nuovo ordine mondiale, Bill Gates intende sottoporre obbligatoriamente al vaccino tutta l'umanità per poterla controllare (dato che con il vaccino sarà iniettato al contempo anche un microchip), il sistema di telefonia mobile 5G diffonde il virus e non so cos'altro circola in rete. C'è qualcosa per tutti, basta cercare. La conclusione è però molto semplice: non esistono risposte facili a domande difficili. Pertanto, i governi devono fornire spiegazioni in misura sempre maggiore, se non vogliono perdere la fiducia dei cittadini. Non dovrebbero prendere esempio dai governatori delle banche centrali? 

 

… speculatori ubbidienti

Già da ormai ben dieci anni i governatori delle banche centrali hanno assunto il regime dei mercati, dopo che i governi si erano finanziariamente sovrapposti nel salvataggio del settore finanziario sulla scia della crisi finanziaria. Da allora le banche centrali sferzano i mercati finanziari con denaro conveniente spingendoli a fornire prestazioni eccellenti. I venti sui mercati finanziari sono violenti, mentre nell'economia reale il denaro conveniente non arriva mai, ma nessuno sembra preoccuparsene, o ben pochi. Dato che i risparmiatori, gli investitori e gli speculatori hanno una fiducia cieca nei governi e che i normali cittadini non ci mettono mano intimoriti dalla presunta complessità della materia finanziaria. A tal proposito però anche i guardiani monetari si sono spinti su un terreno inesplorato con misure non convenzionali, anche se ancora oggi non sono riusciti a dimostrare di aver agito effettivamente con successo. In ogni caso mantengono il buon umore sui mercati, persino nel periodo del coronavirus, tirando sempre fuori magicamente dal cappello qualche nuova misura che impongono con forza in parte bruta ai mercati. Ma la comunità dei mercati finanziari funziona notoriamente in maniera piuttosto semplice, basta un «whatever it takes» e l'euro è salvo. Per salvare le persone normali dal virus occorre tuttavia molto più di un'audace retorica e di un groviglio di misure non coerenti a livello nazionale e in parte persino sul piano inferiore. Coprifuoco con divieto di uscita in Spagna, nessuna misura in Svezia. Se ci immaginiamo una tale confusione sui mercati finanziari, il risultato è certo: il crash è inevitabile. Esecutivi fate attenzione!