Casa per anziani, un modello superato: forme abitative alternative sempre più in voga
Con l'aumento dell'aspettativa di vita, le persone anziane desiderano condurre più a lungo una vita indipendente e autodeterminata. Preferibilmente tra le proprie quattro mura, come sa per esperienza Charles Hirschi, esperto immobiliare specializzato in tema di «abitare in età avanzata». Allo stesso tempo cresce la domanda di gruppi abitativi di cura, appartamenti condivisi o interi quartieri residenziali con servizi di assistenza.
30.03.2026
Intervista all'esperto immobiliare Charles Hirschi
Alcuni studi dimostrano che molte persone anziane preferirebbero non lasciare mai la propria casa. Questa conclusione è in linea con la sua esperienza di consulente?
Assolutamente sì. Qualcuno si chiederà perché. A questo proposito le abitudini svolgono un ruolo fondamentale. Sono loro a trasformare uno spazio in una vera casa. Mantenere le abitudini fa risparmiare energie e aiuta a ritardare le decisioni. È per questo che le abitudini rendono i cambiamenti così difficili. Questo vale già per i giovani e aumenta con l'avanzare dell'età.
Quando è il momento giusto per cambiare?
Questa domanda, che mi viene posta spesso, può trovare risposta solo considerando il proprio stato di salute e la propria situazione personale. Di base vale il principio: meglio prima che dopo.
Spesso in questi casi la razionalità resta in secondo piano?
A volte sì. Spesso le persone anziane sanno perfettamente che dovrebbero attivarsi in prima persona per cercare una forma abitativa adeguata. Infatti, in molti casi vi sono limitazioni fisiche, psicologiche e mentali che rendono sempre più difficile rimanere nell'alloggio occupato o nell'abitazione di proprietà. Aspetti quali scale, giardino, spesa quotidiana, distanza dal centro, farmacia, medico, ecc. possono creare difficoltà e diventare sempre più impegnativi. Tuttavia, la decisione viene rinviata negli anni, finché il trasloco deve essere organizzato e realizzato d'urgenza da altre persone.
E con la vecchiaia aumenta la solitudine. Una forma abitativa adeguata può aiutare in questo senso?
La forma abitativa prescelta è una parte della questione. Nei modelli più avanzati di pianificazione e organizzazione dei nuovi edifici, si cerca di sostenere e facilitare i contatti tra i vicini già nella fase del progetto architettonico. Tuttavia, al momento la percentuale di queste abitazioni è ancora molto modesta. La solitudine si può combattere anche nelle abitazioni attuali. Creare una rete di relazioni e coltivarla regolarmente è un qualcosa che deve iniziare già da giovani ed essere portato avanti costantemente. Aspettare che siano gli altri a chiamare, non è la strada giusta. Avvicinarsi alle persone che ci circondano, fare attività insieme o aderire a organizzazioni per anziani, sono iniziative molto promettenti.
Che cosa è cambiato oggi se si confrontano le esigenze abitative degli attuali 65-90enni con quelle delle generazioni precedenti?
Molte delle domande di oggi prima non si ponevano affatto, perché l'aspettativa di vita era nettamente inferiore. Il fatto che il periodo dopo i 65 anni sia più lungo dell'infanzia e della giovinezza è un fenomeno nuovo. Grazie allo slancio economico e all'intensa attività edilizia dagli anni Settanta in poi, il fabbisogno di superficie pro capite è notevolmente aumentato; oggi è invece di nuovo in diminuzione. A causa degli affitti elevati richiesti per le nuove abitazioni, molte persone anziane rimangono nell'abitazione di origine, anche se nel frattempo è diventata decisamente troppo grande per le esigenze attuali. Negli ultimi anni un monolocale non era considerato una scelta, ma per motivi economici sta vivendo una rinascita. Le abitazioni prive di barriere architettoniche rappresentano solo una piccola parte del parco immobiliare complessivo e sono richieste soprattutto quando, ad esempio, per difficoltà motorie o fisiche si necessita di deambulatore.
Alloggi con assistenza: una questione di portafoglio?
Possibilità finanziarie diverse portano a soluzioni diverse. Un determinato gruppo di persone può permettersi un alloggio assistito in centri o residenze per anziani. Altri rimangono nell'abitazione originaria anche per motivi economici. Un aspetto molto positivo è che i giovani senior vantano una forma fisica e una salute nettamente migliori rispetto al passato. Pertanto, l'età media di accesso alle strutture abitative con assistenza è nettamente superiore agli 80 anni.
Questo sviluppo porterà a una nuova concezione delle case per anziani?
Le case per anziani sono un modello superato. Già da alcuni anni vengono trasformate in case di cura. A mio avviso non ci saranno grandi cambiamenti in tal senso. Vi saranno però offerte sempre più personalizzate per gruppi specifici di persone, come ad esempio le persone con demenza. Inoltre, si stanno facendo esperienze positive con i cosiddetti gruppi abitativi di cura, pensati per persone che non possono vivere da sole e che necessitano di un'assistenza completa. Si possono immaginare appartamenti spaziosi con stanze singole e una grande sala comune. Le persone benestanti vivranno principalmente in residenze dotate di servizi di assistenza e reparto di cura. È importante sapere che non esiste una definizione uniforme per i diversi tipi di struttura.
Quali saranno le forme abitative più comuni per le persone anziane tra 20 anni?
Nel libro «Herausforderung Alter» di Markus Leser si trovano spunti molto interessanti. Viene descritta una forma abitativa che si sviluppa nell'ambiente originario e basata sulla partecipazione di molti gruppi di riferimento: abitanti, vicini, volontari, assistenti a tempo pieno, ecc. A partire dai tre elementi «abitazione e contesto abitativo», «contesto sociale» e «cura», l'alloggio con assistenza viene integrato in un progetto di quartiere. Anche i giovani vi trovano automaticamente il loro posto; non c'è alcuna esclusione, ma anzi nasce una forma di alloggio intergenerazionale.
Charles Hirschi
esperto di «abitare in età avanzata»
Charles Hirschi (73) opera da molti anni come fiduciario immobiliare dipl. ed esperto in tema di «abitare in età avanzata», fornendo principalmente consulenza a proprietari di abitazioni, nonché a comuni e cooperative edilizie. Charles Hirschi tiene inoltre regolarmente conferenze su questo argomento.