«Le pompe di calore e il fotovoltaico godono di grande popolarità»

Lo studio «10° barometro della clientela sulle energie rinnovabili» dell'Università di San Gallo spiega e analizza ancora una volta atteggiamenti e comportamento della popolazione svizzera nelle questioni energetiche e climatiche. Nell'intervista con il responsabile e promotore dello studio, il Prof. Rolf Wüstenhagen, ripercorriamo gli inizi del sondaggio e tracciamo un primo bilancio.

In tutti questi anni c'è stata una costante: l'energia solare è e resta l'energia preferita dalla popolazione svizzera. In tutti i sondaggi degli ultimi dieci anni gode costantemente di un elevato consenso. «L'energia solare è amata da tutti ed è praticamente indiscussa, mentre non si può dire lo stesso di altre fonti di energia», osserva Rolf Wüstenhagen. Il titolare della cattedra di Gestione delle energie rinnovabili, è positivamente sorpreso del fatto che iniziano a profilarsi nuove tendenze nel settore delle batterie di accumulo o della mobilità elettrica. 

Lo scopo dello studio è mettere a disposizione conoscenze e scoprire nuovi sviluppi. Pertanto, il sondaggio ha trattato ad esempio il tema dell'istruzione ancor prima che vi fossero gli scioperi per il clima. Si è accennato anche alla consegna dei biglietti aerei prima che il tema fosse ampiamente dibattuto nei media. «Abbiamo quindi individuato precocemente determinate tendenze», osserva Rolf Wüstenhagen non senza una nota di orgoglio. Raiffeisen ha utilizzato i risultati dello studio per promuovere e attuare alcuni temi, come la partnership con l'associazione CECE (Certificato energetico cantonale) o il consolidamento del Pianificatore di modernizzazione Raiffeisen, la valutazione energetica degli immobili nella consulenza per la proprietà di abitazione.

Intervista al Prof. Rolf Wüstenhagen

Intervista: Pius Schärli

 

Oltre l'80% del fabbisogno energetico globale è ancora coperto dalle energie non rinnovabili. Perché la trasformazione procede con tanta riluttanza?

Rolf Wüstenhagen: Il tema del cambiamento climatico è strettamente correlato a ciò che in passato ci ha permesso di raggiungere il benessere. Da ben 150 anni siamo convinti che i combustibili fossili incidano positivamente sul nostro benessere. Sbarazzarsi di questa convinzione rappresenta una grande sfida culturale. Nessuno vorrebbe dire addio al successo del passato. Occorre un cambio di mentalità e di prospettiva ed è questo che rende il tutto più difficile e lento.

Gioca un ruolo anche la paura dell'ignoto?

Certamente. Quello che si ha è assodato, di quello che verrà non c'è certezza. Sappiamo che le auto con motori a combustione funzionano. Ma oramai sappiamo anche che inquinano l'aria e che contribuiscono al cambiamento climatico. Il cambio di mentalità è come imparare ad andare in bicicletta, all'inizio l'equilibrio è instabile e serve del tempo per acquisire sicurezza. Dobbiamo passare attraverso questo processo di apprendimento.

 

Cos'è che impedisce ancora il cambiamento energetico?

I combustibili fossili hanno un'elevata densità energetica e un livello di benessere che si manifesta soprattutto nei paesi in via di sviluppo con giacimenti petroliferi. La cosiddetta maledizione delle risorse fa sì che gran parte della ricchezza e del potere sia concentrata nelle mani di pochissimi. Simili concentrazioni di potere nei paesi industrializzati frenano il cambiamento energetico, come dimostra ad esempio l'uscita della Germania dal nucleare.

 

Il Consiglio federale fa abbastanza per mettere l'economia nelle condizioni di attuare la trasformazione?

Osservo che negli ultimi 12 mesi qualcosa si è mosso, grazie anche agli scioperi per il clima, dopo che nei 30 anni precedenti si è fatto purtroppo pochissimo. Il Consiglio federale ha quindi deliberato la neutralità climatica della Svizzera entro il 2050 accogliendo il messaggio centrale di un'iniziativa popolare. Singole città hanno discusso di uno stato di emergenza climatica. Ma, evidentemente, la democrazia fa fatica a tenere il passo con il cambiamento climatico. Deve acquistare velocità.

Il barometro della clientela compie dieci anni – per lei è un motivo di soddisfazione?

La soddisfazione prevale indubbiamente. Insieme a Raiffeisen abbiamo reso il prodotto professionale, l'abbiamo sviluppato ulteriormente e dato prova di resistenza. Oggi lo studio è uno dei sondaggi più completi nello spazio europeo riguardo agli atteggiamenti e al comportamento della popolazione sulle questioni energetiche e climatiche.

 

Se potesse ricominciare da capo…

Avrei voluto molte più domande da poter analizzare in un confronto su 10 anni. Ma nel 2011 non potevamo prevedere quali fenomeni avrebbero avuto importanza nel 2020. Ogni anno dovevamo trovare un nuovo equilibrio tra comparabilità sul lungo termine e l'individuazione di nuovi sviluppi.

 

In retrospettiva, quando ha sentito negli ultimi dieci anni che economia e politica erano pronte per un nuovo inizio?

Con Fukushima il paese ha subito un primo scossone. Con Greta, otto, nove anni dopo, abbiamo ricevuto una nuova iniezione di energia. Tra i due eventi la coscienza si è un po' placata. Il tutto è e rimane una maratona il cui traguardo è ancora ben lontano.

 

Nel sondaggio del 2015 metà degli intervistati non credeva che un giorno la Svizzera avrebbe potuto farcela senza energie fossili. Questa percentuale è cambiata?

A questo riguardo le persone sono un po' più fiduciose. Oggi due su tre ritengono che ce la faremo. Ma serve ancora un grande sforzo di persuasione.

 

Se confronta l'effetto Fukushima con l'effetto Greta, cosa nota?

A mio avviso l'effetto Greta è di natura diversa, perché parte dai giovani. Questi giovani, dai 15 ai 25 anni, sollevano il tema e lo portano dentro le famiglie. Nella catastrofe nucleare di Fukushima tutti hanno subito uno choc all'improvviso e hanno reagito. In seguito, per lungo tempo non si è verificato più alcun incidente e l'effetto si è quindi spento. Nel cambiamento climatico gli effetti sono sempre più concreti e aumentano a ritmo esponenziale.

 

Tra i proprietari di immobili si delinea una tendenza a investire maggiormente in misure volte alla protezione del clima?

Tecnologie quali pompe di calore, impianti fotovoltaici o l'isolamento termico si sono molto diffuse negli ultimi anni. La disponibilità a investire è maggiore nei proprietari di case unifamiliari rispetto ai proprietari per piani, dove altri partecipano alle decisioni. Tuttavia, constato anche una crescente apertura nei proprietari di case plurifamiliari di mentalità aperta verso soluzioni innovative, quali le comunità di consumo proprio dell'energia solare.

A che punto saremo tra dieci anni, quando ci ritroveremo qui per festeggiare il prossimo anniversario (nel migliore dei casi, nel peggiore dei casi)?

Nel migliore dei casi avremo imposto un deciso freno al cambiamento climatico e uno o due attivisti climatici di oggi siederanno nel Consiglio federale. È nella mobilità elettrica che potrebbero arrivare i progressi più importanti. Nel peggiore dei casi la Svizzera sarà ancora più colpita dagli effetti climatici e l'economia rimpiangerà le opportunità di mercato perse.

 

La prego di completare le seguenti frasi:

  • Il barometro della clientela sulle energie rinnovabili ...  tasta il polso della popolazione svizzera nelle questioni energetiche e climatiche.
  • Per la Svizzera il cambiamento climatico è ...  una sfida e un'opportunità perché in alcuni settori, come il trasporto pubblico, siamo all'avanguardia.
  • La monopolizzazione del tema sul cambiamento climatico è ...  utile perché sono strettamente correlati molti altri problemi, come la migrazione, la sostenibilità delle finanze pubbliche o la salute.
  • La strategia energetica 2050 della Confederazione è ...  una delle poche strategie al mondo approvata direttamente dal popolo. 
  • In tutto il mondo la mobilità ...  sarà la principale sfida nel cambiamento climatico.
  • L'efficienza energetica nel settore delle abitazioni ...  diventa una cosa scontata.
  • Le misure volontarie sono ...  necessarie, ma insufficienti.

 

Informazioni sulla persona

Prof. Rolf Wüstenhagen

Il Prof. Dr. Rolf Wüstenhagen dirige dal 2009 la cattedra di Gestione delle energie rinnovabili presso l'Istituto di Economia ed Ecologia dell'Università di San Gallo.

La cattedra, prima nel suo genere presso una scuola universitaria di economia leader a livello europeo, si occupa degli aspetti economici e sociali del futuro energetico, compresa l'analisi di strategie d'investimento, politica energetica, modelli aziendali e comportamento dei consumatori.