Portfolio Manager Report

I mercati finanziari hanno iniziato bene l'anno, fino a quando l'umore è cambiato improvvisamente con l'inizio della guerra in Iran. L'aumento dei prezzi dell'energia, le crescenti preoccupazioni per l'inflazione e la volatilità elevata hanno penalizzato numerose classi d'investimento. In considerazione di questi sviluppi, una gestione prudente dei rischi torna maggiormente in primo piano.

Podcast 1° trimestre 2026

Messaggi chiave

  • La guerra in Iran ha posto bruscamente fine al precedente buonumore sui mercati. La maggior parte delle classi d'investimento ha chiuso il primo trimestre in negativo.
  • Il forte aumento dei prezzi dell'energia ha alimentato le aspettative inflazionistiche e ha determinato un aumento degli interessi lungo l'intera curva dei tassi.
  • La volatilità del mercato dovrebbe rimanere elevata nelle prossime settimane, perciò abbiamo nuovamente modificato l'orientamento tattico nei portafogli dei clienti in senso più difensivo.

Performance 

Grafico Performance 1° trimestre 2026

Fonti: Bloomberg, Raiffeisen Svizzera Portfolio Management

Retrospettiva

Fino alla fine di febbraio, la maggior parte delle classi d'investimento ha registrato un andamento molto positivo. Il 28 febbraio però, con gli attacchi degli USA e di Israele contro obiettivi iraniani, il sentiment positivo sui mercati finanziari è improvvisamente cambiato. Le infrastrutture energetiche danneggiate e l'impercorribilità dello Stretto di Hormuz, strategicamente importante, riducono l'offerta globale di petrolio e gas naturale determinandone un forte aumento dei prezzi. Di conseguenza sono cresciuti i timori per l'inflazione e la congiuntura. La maggior parte delle classi d'investimento ha chiuso il primo trimestre in negativo.

Con lo scoppio della guerra in Iran, persino i titoli di Stato ritenuti sicuri si sono trovati sotto pressione. Il forte aumento del prezzo del petrolio ha alimentato le aspettative inflazionistiche e ha determinato un sensibile aumento dei rendimenti lungo l'intera curva dei tassi negli Stati Uniti, in Europa e in Svizzera dall'inizio degli scontri. Per il momento, quindi, le possibili riduzioni dei tassi sono state rinviate a data da destinarsi. Un netto cambio d'umore si è registrato inoltre nel settore dei cosiddetti crediti privati (private credit). Dopo che offerenti di spicco si sono trovati a dover far fronte a ingenti richieste di riscatto, singoli fondi hanno dovuto essere liquidati e i rimborsi sono stati in parte limitati o del tutto sospesi. In questo contesto, e in considerazione del netto aumento dei rischi di perdita nel segmento creditizio, a metà marzo abbiamo ridotto la nostra esposizione alle obbligazioni ad alto rendimento optando per una forte sottoponderazione.

Anche i mercati azionari hanno perso molto terreno a marzo. Tante aziende hanno rivisto al ribasso le loro previsioni sugli utili a causa dell'aumento dei prezzi del gas e del greggio e dei maggiori costi di finanziamento. A essere particolarmente colpiti dagli elevati prezzi dell'energia sono, oltre a numerosi stati europei, anche molti paesi emergenti. Visto però che in questa fase di mercato le azioni dei paesi emergenti si sono comportate relativamente bene, a metà marzo abbiamo ridotto la nostra quota tattica da neutrale a una leggera sottoponderazione. In questo modo abbiamo realizzato una parte degli utili accumulati dall'inizio dell'anno e abbiamo ridotto al contempo il rischio nei portafogli. Per contro, abbiamo aumentato leggermente la ponderazione delle azioni svizzere. Immediatamente dopo lo scoppio della guerra, il nostro mercato nazionale faceva parte dei mercati più deboli, ma a nostro avviso dovrebbe registrare un andamento più robusto in caso di prolungamento del conflitto in Medio Oriente, in virtù della sua struttura settoriale difensiva.

Nel corso del mese di marzo, il prezzo dell'oro è arrivato a scendere fino a circa 4'100 dollari l'oncia. Le cause principali sono state l'aumento dei tassi e il dollaro statunitense più solido. Nei primi giorni della guerra si sono aggiunti altri fattori tecnici di mercato: molti investitori hanno dovuto mettere a disposizione liquidità a breve termine per i margin call e, dopo il deciso rally dell'oro a inizio anno, hanno venduto parti delle loro posizioni per coprire le perdite in altre classi d'investimento. Dopo che a fine gennaio avevamo leggermente ridotto la nostra posizione nell'oro su un corso di 5'400 dollari l'oncia, abbiamo sfruttato la correzione di marzo per tornare a incrementare l'esposizione su livelli più bassi.

 

Prospettive

Si può ipotizzare che la volatilità rimarrà elevata sui mercati finanziari anche nelle prossime settimane. In questo contesto, già a metà marzo abbiamo nuovamente modificato la strategia d'investimento nelle gestione patrimoniali, imprimendo un orientamento leggermente più difensivo. A nostro avviso, dopo questi adeguamenti siamo ben preparati ad affrontare il contesto di mercato più sfidante. Soprattutto in fasi di elevata incertezza è decisivo mantenere la rotta intrapresa e attenersi alla strategia d'investimento a lungo termine. La pazienza rimane un fattore di successo centrale negli investimenti anche quando l'andamento del mercato – come in questo momento – mette a dura prova i nervi.

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