Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Buoni propositi

global.content.print

Edizione 16.01.2019 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Un nuovo anno è iniziato, ma sembra che molte cose riprendano placidamente il loro corso su binari ben noti. Ad esempio, nella prima settimana di gennaio i centri di fitness tornano invariabilmente a pullulare di persone impegnatissime nei propri esercizi. Durante le feste natalizie, in un modo o nell'altro tutti abbiamo fatto uno strappo alla regola a tavola e ora cerchiamo di riperdere i chiletti che abbiamo messo su. Tuttavia questo fenomeno non è necessariamente limitato all'inizio dell'anno, bensì si tratta in generale di un comportamento ciclico che si ripropone dopo i periodi di festività o i weekend (lunghi). Nei giorni di lunedì o martedì si registrano i picchi di presenze nelle palestre, il mercoledì c'è un certo rilassamento, il giovedì si vedono molte meno persone a sollevare pesi o arrancare sul tapis-roulant e il venerdì, infine, molti inaugurano già il weekend – eventualmente con una birretta dopo il lavoro, o forse anche più di una.

Il motivo per questa elevata frequentazione dei centri fitness a inizio anno è evidente. In molti hanno espresso il buon proposito di fare più sport e soprattutto di dimagrire. Google Trends evidenzia questo modello ciclico in maniera estremamente lampante. Con l'inizio di ogni anno si registra infatti un boom di ricerche del termine di «dieta» In seguito la loro frequenza si scioglie come neve al sole, con un calo di oltre il 75 %. E questo schema si ripete invariabilmente anno dopo anno. Allo stesso modo, si verifica un'impennata del termine di ricerca «propositi». Spesso, diverse persone non hanno la più pallida idea di cosa prefiggersi per il nuovo anno.

E voi? Appartenete anche voi alla categoria di persone che esprimono risoluzioni positive per il nuovo anno? Fumare di meno o addirittura smettere del tutto, consumare meno alcolici o fare più sport, oppure dimagrire? In caso affermativo, non fate assolutamente parte di una minoranza. Oltre il 40 % dei tedeschi (e il 36 % degli austriaci) si è prefissato qualcosa per il 2019, e posso presumere con buona ragionevolezza che anche qui in Svizzera le cose non siano molto diverse. In Germania si è registrato un lieve incremento rispetto all'anno precedente, quando a iniziare l'anno con buoni propositi era stato il 37 % delle persone. Per converso, questo significa anche che il 60 % delle persone interpellate non ha espresso particolari proponimenti per il nuovo anno. Del resto non c'è da sorprendersene, in quanto molti buoni propositi sono scritti sulla sabbia della battigia e la prima maregiata li porta via – generando così una sensazione di cattiva coscienza. Così, se non si fanno propositi, non si corre il rischio di venirvi meno. Soltanto un terzo circa (32 %, in Austria) delle persone intervistate ha effettivamente realizzato in larga parte i propri propositi di inizio anno per il 2018. Quasi la metà (46 %) ha li conseguiti almeno in parte, mentre il 22 % degli intervistavi ha ammesso di avere lasciato le risoluzioni di inizio anno completamente nel dimenticatoio. Del resto, quando si tratta di mantenere un proposito spesso accade proprio così. Il 3 % vi ha rinunciato già dopo poche ore, il 4 % dopo alcuni giorni, il 10 % dopo una-tre settimane; una volta trascorsi tre mesi, quasi la metà ha già scordato i buoni propositi espressi a inizio anno.

 

Elementi inutili

Per correttezza, di seguito sono riportate le principali risoluzioni di inizio anno: in Germania, circa il 60 % degli intervistati che hanno espresso buoni propositi vuole evitare le situazioni di stress o comunque ridurle, nonché avere più tempo per la famiglia e gli amici. Il 57 % vorrebbe fare più movimento e praticare sport, mentre la metà desidera avere più tempo per se stessi. Il 49 % vuole nutrirsi in modo più sano, il 34 % desidera dimagrire, il 32 % si prefigge di gestire in modo più oculato le proprie risorse finanziarie e un buon 25 % vorrebbe trascorrere meno tempo con lo smartphone, il computer o su Internet. Il 19 % vuole vedere meno televisione, e solo nelle posizioni di rincalzo troviamo chi è risoluto a bere meno alcolici (16 %) o a smettere di fumare (11 %). Gli austriaci, invece, fissano in modo diverso le proprie priorità per i buoni propositi. Più sport/movimento e più tempo per se stessi (entrambi 38 %) si collocano infatti al vertice della graduatoria, seguiti dalla maggiore disponibilità di tempo per famiglia e amici (34 %). Il 33 % desidera nutrirsi in modo più sano. Il numero di persone che intendono smettere di fumare è più che doppio rispetto alla Germania, mentre è meno sentito il bisogno di ridurre il consumo di alcolici (11 %). Purtroppo in Svizzera non vengono condotti sondaggi analoghi, e per questo motivo non è possibile effettuare raffronti dei dati dei nostri vicini con i buoni propositi rossocrociati. Forse però è meglio così. In fondo, simili «studi» non portano poi alla luce indicazioni di particolare interesse. Oppure è possibile trarre elementi utili anche da questi dati? Probabilmente alcuni sociologi o psicologi usano i risultati dell'indagine come un elemento costitutivo per scattare un'istantanea della società o dell'umanità, ma altrimenti non si va molto oltre. L'unica cosa che reputo piuttosto rivelatrice è il modello comportamentale ciclico.
 

L'euforia cede il passo alla disillusione

Schemi ciclici analoghi si riscontrano anche nel campo delle previsioni. Purtroppo, queste ultime hanno notoriamente un tempo di dimezzamento tanto accelerato quanto i propositi e nel corso dell'anno devono essere quasi sempre riviste al ribasso. Questo è anche il motivo per cui personalmente tendo a esprimere previsioni improntate alla cautela e, in una certa misura, anche al pessimismo. Le revisioni al ribasso delle previsioni sono piuttosto imbarazzanti. Anche effettuare revisioni al rialzo è un'operazione complessa, ma almeno è associata a un messaggio positivo: le cose vanno meglio del previsto. A spararle particolarmente grosse sono gli analisti azionari e i loro studi. A inizio anno regna sempre un'euforia del tutto eccessiva. Poi però le previsioni sugli utili si sciolgono poi come neve al sole, esattamente come accade per i nostri buoni propositi. Vi sono stati anni (2001, 2008 e 2009) in cui le stime degli utili per azione di dicembre risultavano inferiori di oltre il 20 % rispetto a quelle di gennaio. Sull'arco di un ventennio (1997 – 2016) si sono avute revisioni al rialzo delle stime di utile nel corso dell'anno soltanto in quattro occasioni (2004, 2005, 2006, 2010). Gli analisti azionari tendono palesemente a un deliberato ottimismo opportunista – soprattutto a inizio anno.

Martin Neff, Economista capo di Raiffeisen
 

Download l'articolo (PDF, 250.7KB) / Archivio