Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Ma costruite ancora un paradiso

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Edizione 13.11.2019 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Sono cresciuto in città, a pochi passi dal centro storico in un quartiere fantastico, che gli abitanti di Costanza hanno chiamato «Paradies», ossia paradiso. Un nome indubbiamente azzeccato e meritato. Primo, il quartiere è situato maestosamente nei pressi del Reno lacustre, ossia quella parte del fiume che dall'Alto Lago di Costanza affluisce nel Basso Lago di Costanza, da cui dista soli 200 metri, e per arrivare al lago sono appena 1'000 metri. Secondo a Paradies oggi vi sono ancora numerosi splendidi edifici in stile Liberty e della Gründerzeit, allineati uno accanto all'altro. Terzo, gli abusi edilizi che interrompono questo quadro generale armonico sono pochissimi.

La città vecchia stessa è addobbata dalle case dei patrizi e delle corporazioni, ospita la fortezza romana del tardo antico e chiese dell'Alto Medioevo, ed è contraddistinta come molti altri centri storici in altre città da una densità edilizia comparativamente elevata. Nel Medioevo come pure nelle epoche seguenti le persone vivevano necessariamente ammassate le une sulle altre, considerato che la città offriva una corretta protezione soltanto all'interno delle proprie mura.

Oggi la densità edilizia è di nuovo richiesta. Adesso però alla base di questa richiesta non vi è più la paura degli invasori, bensì la carenza di terreno edificabile e il timore per lo spettro della saturazione edilizia, che hanno messo fine all'impetuosa smania di costruire edifici a non finire e all'esorbitante sfruttamento del terreno che hanno avuto luogo nel periodo compreso tra gli Anni '60 e gli Anni '90. Quello che è stato fatto in quel lasso di tempo in termini di qualità degli immobili edificati è tutt'altro che spettacolare, come ben si vede ormai. Quando le cosiddette costruzioni funzionali smarriscono lo scopo per cui erano state create, restano lì come un pugno in un occhio nel bel mezzo del paesaggio. Una nuova destinazione d'uso non è sempre possibile, dato che la rispettiva planimetria e architettura spesso impediscono uno sfruttamento di diverso tipo. D'altro canto al giorno d'oggi è un'impresa piuttosto ardua demolire un edificio per costruirne uno nuovo. E se poi sorge un nuovo immobile, la lingua dell'architettura è davvero alquanto monotona. Penso ad esempio a innumerevoli distretti industriali situati in posizioni centrali, che negli ultimi anni sono stati onerosamente destinati ad altro uso. Proprio come all'aperto nei prati verdi l'architettura sperimenta già da ben venti anni nuove grandi forme, prevalentemente cubi e quadrati, che sono più alti e unitari che mai. Questa semplicità e uniformità fa apparire i nuovi quartieri noiosi e monotoni, per non dire desolati.

 

Sempre più accalcati

Oggi purtroppo non si costruiscono più edifici in stile Liberty. Le decorazioni architettoniche sono ora un lusso che non vogliamo né possiamo più permetterci. Ormai si costruisce in maniera accalcata, moderna e sostenibile e sembra proprio che non ci sia più spazio per alcun fronzolo che sia ai fini puramente estetici. Funzionale è l'aggettivo che va tanto di moda e che molti utilizzano per edificare gli attuali blocchi di immobili. Gli edifici sono nel complesso di nuovo più grandi e più alti nonché più accal-cati che mai. Ciononostante sembrano comunque tutti uguali e sono pertanto incompatibili con le vecchie e comprovate costruzioni. Questa evoluzione è evidente soprattutto nelle agglomerazioni delle grandi città, dove si allinea a schiera una massa incredibile di edifici, che offre un tetto sopra la testa di molte persone, anche se si preferisce guardare fuori da queste case piuttosto che ammirare queste costruzioni. Isolati, tetti piatti, a schiera e in fila ordinata sorgono gli edifici efficienti e compatti dell'era moderna con le loro facciate più repulsive che invitanti. Gli appartamenti devono essere spaziosi, poiché ora abbiamo bisogno di molto più spazio rispetto alle famiglie dei tempi della mia infanzia, quando in un appartamento vivevano in media ancora almeno quattro persone, se non di più.

 

Progettazioni professionali, risultati miserabili

Complessi moderni sorgono oggi solo dopo noiosi processi di pianificazione. I piani di progettazione sono all'ordine del giorno, poiché si desidera tutelare il paesaggio, il panorama, la vista. Spesso innumerevoli stakeholder si riuniscono per determinare assieme l'aspetto che avrà un futuro grande complesso. Personalmente ho partecipato più volte a riunioni cooperative sulla progettazione di una costruzione con proprietari terrieri, autorità, vicini delle parcelle in questione, protezionisti di monumenti storici, pianificatori del traffico, sociologi e persino psicologi e rimanevo sempre colpito dal livello accentuatamente intellettuale delle discussioni relative alle future destinazioni d'uso. Sostenibilità, coerenza interattiva socio-demografica attraverso forme ibride di sfruttamento e simili esercizi astratti venivano gettati magicamente a tavolino, ma alla fine quello che ne risultava effettivamente era un'uniformità scoraggiante. Basta dare un'occhiata a Zurigo Nord, alla schiera di appartamenti allineati a Zurigo Affoltern oppure al confine tra Baar e Zugo per capire che cosa intendo. Ma che fine ha fatto la varietà e la diversità? E vengono davvero soddisfatti tutti i venerabili obiettivi della pianificazione con tali blocchi di edifici? Pur con le migliori intenzioni non riesco ad immaginarmi che l'interazione sociale possa prosperare in luoghi in cui già l'anonimato delle facciate ha un effetto repulsivo. E ciò non aiuta nemmeno quando si tenta di ravvivare un po' le nuove città addormentate attraverso nuove destinazioni d'uso del pianterreno. I negozietti di quartiere sono un modello ormai superato e nei nuovi complessi di edifici, che invitano le persone più a dormire che abitare, sono perlopiù un fenomeno effimero. Si continua infatti a fare la spesa in centro città oppure dal grossista in periferia. Bisognerebbe tenere conto di questo aspetto nella pianificazione!