Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

La guerra dei giocatori

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Edizione 03.02.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

GameStop è il nome di un'azienda che nel frattempo è diventata nota a tutti noi. E non più solo ai più giovani, che gironzolano volentieri nei rispettivi negozi per vedere tutti i possibili giochi digitali disponibili, mentre i loro genitori garantiscono l'approvvigionamento quotidiano. Anche voi avrete sicuramente sentito parlare o visto qualche notizia su come le azioni di GameStop siano state di recente spinte al rialzo in maniera speculativa. E che a tale scopo siano finiti sotto i ferri i cosiddetti venditori allo scoperto, buttando così all'aria un paio di miliardi di dollari statunitensi. 

Dai titani…

Ma cominciamo dall'inizio, ossia dai venditori allo scoperto. E che cosa fanno nello specifico questi short seller? Per spiegarlo in parole semplici scommettono sul ribasso della quotazione di un asset prendendo a prestito da un altro partecipante del mercato ad esempio argento, petrolio, pancetta di maiale o, per l'appunto, anche azioni dietro pagamento di una commissione. Questi titoli vengono poi venduti allo scopo di essere riacquistati in un secondo tempo a un prezzo più conveniente e di riconsegnare al prestatore gli asset presi a prestito intascando la differenza quale guadagno. Questa è stata proprio la strategia di alcuni di questi venditori allo scoperto del titolo di Game-Stop. Strategia che è tuttavia andata del tutto storta. In effetti, le azioni di GameStop non sono diventate più convenienti, bensì molto più costose. E dato che il «prestatore» avrebbe preteso comunque la restituzione delle sue azioni nel rispetto dei termini prestabiliti compresa la commissione per il prestito, ai «poveri» venditori allo scoperto, o short seller che dir si voglia, non è rimasto altro da fare che riacquistare le azioni a un prezzo più elevato per riconsegnarle di nuovo al prestatore a un prezzo più basso. I sedicenti titani di Wall Street, nello specifico gli hedge fund e alcune banche d'investimento, hanno di conseguenza dovuto accusare perdite miliardarie, poiché la loro scommessa azzardata ha fatto cilecca. E adesso? 

 

… agli smidollati

Adesso piagnucolano e si lamentano come degli smidollati. E cosa ancor più singolare... chiedono una maggiore regolamentazione. Ovviamente non per sé stessi, bensì per i guastafeste su Reddit che hanno rovinato il loro gioco. In estrema sintesi e in termini semplificativi, Reddit è una sorta di piattaforma di social media su cui si sono radunati milioni di utenti che come gruppo denominato «Wallstreetbets» puntano su scommesse proprio come fanno tutti i giorni i titani di Wall Street. Pertanto, gli utenti di Reddit non hanno fatto altro se non ciò che fanno sempre i venditori di fumo di Wall Street. Attraverso la piattaforma di trading Robinhood, dopo essersi accordati su Reddit in maniera piuttosto organizzata, innumerevoli piccoli investitori hanno acquistato in grande quantità le azioni di GameStop, trainando il corso esattamente nella direzione opposta a quella programmata dai venditori allo scoperto, ossia verso l'alto, facendo così accusare ingenti perdite a questi ultimi. E ora i titani, anziché mantenere un profilo basso, piagnucolano e si lamentano chiedendo una maggiore regolamentazione di queste pratiche, in altre parole un divieto. Questo è davvero riprovevole. I titani vorrebbero vietare ai piccoli investitori ciò che loro stessi fanno tutti i giorni. È biasimevole altresì che Robinhood proprio come la piattaforma di negoziazione Trade Republic abbiano evidentemente ceduto alle pressioni delle cerchie di Wall Street, chiudendo i rubinetti agli speculatori di Reddit. Gli acquisti delle azioni GameStop sono stati semplicemente bloccati, così come quelli dei titoli di AMC, Blackberry, Nokia, Bed Bath & Beyond nonché Express Inc., tutte società che hanno registrato di recente eccitanti oscillazioni di corso. Anche in questi casi i venditori allo scoperto si saranno probabilmente spaventati, visto che le quotazioni non sono crollate come auspicato, bensì salite alle stelle. Ma nelle cerchie degli speculatori non vigeva il motto «no risk, no fun»? Appunto! Piagnucolare è fuori luogo. 

 

«Spennavalori»

Proprio come le rivendicazioni da parte dei giocatori d'azzardo, che a quanto pare si arrogano il diritto esclusivo di manipolare le quotazioni, in relazione a una maggiore regolamentazione degli speculatori privati. Considerato che queste rivendicazioni giungono da un pulpito che non si interessa affatto alla creazione di valore nel senso economico del termine. Infatti, il modello operativo di questi grandi speculatori è basato semplicemente sulla formula «fare soldi con i soldi». Non producono nulla e ancor di meno valore. E se il loro modello operativo fallisce in grande stile, come avvenne nella crisi dei subprime nel 2008, allora bisogna parlare di «spennavalore». Più di dieci anni fa molti di loro hanno dovuto essere salvati con i soldi dei contribuenti dopo che avevano perso le loro scommesse sul mercato immobiliare, mentre migliaia e migliaia di americani finivano per strada e milioni di piccoli risparmiatori perdevano il loro patrimonio. Certo, dopo quanto successo sono stati effettuati un paio di piccoli giri di vite nei loro confronti, ma loro si sono sempre opposti a una maggiore regolamentazione, grazie anche a una forte lobby insormontabile. L'allora Presidente statunitense Barack Obama ha ceduto a questa lobby, puntando sui consulenti «sbagliati», tra cui Timothy Geithner, uno dei fedelissimi di Wall Street, il suo Ministro delle finanze dallo stesso orientamento Henry M. Paulson (ex CEO della banca d'investimenti Goldman Sachs) e Ben Bernanke, il cosiddetto «inventore» del quantitative easing, ovvero la politica dell'allentamento quantitativo, che ha dato il via oltre un decennio fa a un ingente processo di ridistribuzione che perdura ancora oggi. Nel 2015 Bernanke è diventato consulente – cosiddetto senior adviser – presso Citadel, un gestore di hedge fund, e così il cerchio si è per così dire di nuovo chiuso. Che i gestori di hedge fund si impegnino a favore della regolamentazione di chi potrebbe mettere i bastoni tra le ruote al loro modello operativo è comprensibile a livello economico dalla loro prospettiva. Poi però devono anche lasciarsi chiedere come mai loro dovrebbero poter continuare a fare tutto ciò che vogliono, mentre i piccoli risparmiatori no. Persino il portavoce liberale economico della Svizzera, il quotidiano Neue Zürcher Zeitung (NZZ), che attesta sicuramente agli hedge fund una certa ragione d'essere, giunge alla conclusione che gli hedge fund, visto che non sono pubblici, sono anche molto poco regolamentati. E dove ci può portare tutto ciò lo abbiamo già visto nel 1998. Allora un hedge fund con quasi 4 miliardi di dollari statunitensi ha potuto «gestire» un portafoglio di vendite allo scoperto dall'ingente peso di ben 125 miliardi di dollari. Questa sì che è una leva. Provate anche voi a cercare con Google «fondo Long Term Capital Management (LTCM)» e vedrete. I primi grandi «spennavalore» della storia contemporanea. E ben lungi dall'essere gli ultimi.