Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

La mezzanotte è già passata

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Edizione 21.10.2020 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Siamo tutti stufi – non solo i cosiddetti o sedicenti corona-scettici. Il virus ci sta mandando fuori di testa. Desideriamo soltanto tornare a vivere come prima, nulla ci manca più della nostra vita di prima, quando il COVID-19 era molto lontano. Purtroppo però il virus non ascolta le nostre preghiere, continua ad essere riluttante, ostile e resta imprevedibile.

Pertanto, occorre seguitare a resistere: è questo il messaggio che il governo nazionale ha comunicato di recente piuttosto chiaramente alla Svizzera. Tenere duro nell'interesse della nostra salute, ma anche nell'interesse dell'economia. Considerato che un secondo lockdown sarebbe molto peggio per l'economia dell'obbligo di portare la mascherina o del divieto di ballo. Almeno per quanto riguarda questa questione sussiste un consenso molto ampio nel nostro paese. 

D'altro canto, diventa sempre più evidente che la ripresa a «V» non ci sarà. Chi pensava che l'economia avrebbe messo a segno una rapida ripresa in modo tale che in retrospettiva si sarebbe parlato «solo» di un crollo estremamente virulento, ma di breve durata, deve ora far fronte alla realtà autunnale. Infatti, nel frattempo sono saliti in maniera esponenziale non solo i numeri di casi di COVID-19 – cosa di per sé già fonte di preoccupazione – bensì anche i nuovi ricoveri in ospedale e purtroppo anche i morti causati dal coronavirus. In certi paesi, e persino anche in qualche Cantone della Svizzera, i letti nel reparto cure intense cominciano di nuovo a scarseggiare. L'Irlanda quale primo paese dell'UE annuncia un lockdown per via del corona. Nei Paesi Bassi, dove il numero di casi è esploso ultimamente, è in vigore un lockdown parziale, il quale va interpretato come una sorta di ultimo avvertimento visto che gli olandesi si attengono a malapena alle regole. Questo mi ricorda un po' il nostro paese. La convivialità prevale sulla salute anche nei Paesi Bassi. È ciò che ha ora dichiarato chiaramente il primo ministro Mark Rutte. Se la disciplina non aumenta, gli olandesi rischiano altresì un lockdown totale. In Francia, Gran Bretagna, Spagna e in quasi tutti i paesi europei si registra attualmente un giro di vite. Nei giorni o nelle settimane a venire innumerevoli altri stati dell'Europa adotteranno ulteriori inasprimenti, che metteranno a dura prova la popolazione. 

 

Ancora meno?

Ma che soprattutto infliggeranno un'ulteriore battuta d'arresto alle economie politiche. Per ora si cerca tuttora quasi ovunque di evitare un lockdown totale, ma già solo le misure decise oggi potrebbero comportare un nuovo crollo nel quarto trimestre 2020. Nel nostro paese la crescita del PIL potrebbe persino risultare di nuovo negativa nel quarto trimestre. Ciò che tuttavia pesa quasi ancora di più della dimensione quantitativa è il sentiment in rapido deterioramento, ossia l'indole di buona costituzione di numerosi attori economici. Innumerevoli imprese avevano auspicato che il fondo fosse stato ormai toccato e che il peggio fosse stato superato già in estate. La seconda ondata ha però definitivamente annientato queste speranze. Non pochi imprenditori dovranno ora porsi la domanda se sono disposti e se possono tuttora permettersi di sottoporre sé stessi e la propria azienda a una seconda cura da cavallo. Considerato che le incertezze nel formato attuale sono un vero e proprio veleno per le decisioni che si ripercuotono sul futuro. Gestire le incertezze fa sicuramente parte dell'attività imprenditoriale quotidiana, ma ciò non vale in caso di pandemia. A tal proposito ogni giorno con un grado di sfruttamento inferiore costa sostanza imprenditoriale, e prima o dopo anche lo strumento del lavoro ridotto risulta essere soltanto un prolungamento del calvario e dell'agonia; lo stesso dicasi per analogia per i crediti COVID-19. Già le attuali decisioni del Consiglio federale, che in raffronto all'estero sono tuttora di portata alquanto moderata, potrebbero dispiegare un effetto paralizzante sull'andamento dell'economia. Più home office significa automaticamente anche meno fatturato per i negozi e i ristoranti, come dimostreranno di nuovo i dati sulla mobilità già nei prossimi giorni. Ad ogni modo l'obbligo di portare una mascherina influisce negativamente sulla propensione ai consumi. Sarà così indebolito ulteriormente un settore come il commercio al dettaglio stazionario, che già da quasi due decenni mette in scena una concorrenza dei prezzi autodistruttiva e suicida. Lo stesso dicasi per le imprese gastronomiche. La massiccia contrazione della congiuntura basterebbe da sola per spingere innumerevoli società sull'orlo della bancarotta, al limite della sopravvivenza. Uno sviluppo congiunturale a forma di «W» nei trimestri a venire potrebbe scoperchiare, senza nessun riguardo, i deficit strutturali peraltro già esistenti in numerosi settori. E quanto più a lungo dureranno le incertezze sul se e quando si potrà di nuovo tornare alla consueta normalità nell'economia per più di una breve tregua di tempo, tanto meno dovranno ricorrere agli stabilizzatori automatici altrimenti comprovati le istanze decisionali nelle aziende. Ed è proprio a questo punto che ci troviamo oggi. Purtroppo è già passata la mezzanotte e ora non si tratta più di evitare i danni, bensì di limitarli.

 

Ora solare

La «scossa» che intendeva provocare nella popolazione la nostra Presidente della Confederazione nel suo appello della settimana scorsa deve pertanto aver luogo rapidamente. Chi non ha ancora capito che cosa ci ha colpito in pieno mette in gioco non solo la propria salute e quella degli altri suoi concittadini, bensì anche la prosperità dell'intero paese. Poiché se il settore sanitario si dovesse di nuovo trovare di fronte a grandi difficoltà, si rischierebbe un inasprimento delle restrizioni anche in Svizzera. E in caso di un altro crollo come quello che abbiamo accusato nel secondo trimestre 2020, l'economia nel complesso non se la caverebbe così «a buon mercato» come l'altra volta. L'intensità del colpo inferto per settore potrebbe essere molto più ampia. La prossima domenica porteremo indietro le lancette dell'orologio all'ora solare, forse persino per l'ultima volta. Dopodiché il tempo seguiterà a ticchettare senza sosta. Con un'ultima scossa riusciremo forse a portare indietro le lancette anche dell'orologio del corona. Quantomeno a cinque minuti prima della mezzanotte.