Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Pasqua 2020

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Edizione 08.04.2020 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Sì, è proprio così. Dobbiamo continuare a restare tutti a casa, senza vedere i nostri parenti e conoscenti, senza andare in giro insieme fuori all'aria aperta nonostante il tempo sia così invitante e che la Pasqua, la cosiddetta festa gioiosa, sia così imminente? Sì, esatto, è proprio così, perché ora noi abbiamo una rilevanza che potremmo definire sistemica. Certo non siamo «too big to fail», ma di sicuro siamo «too many to fail».

Basta il comportamento sbagliato di pochi per avere ripercussioni negative sul benessere dell'intera collettività, ma ora è la pura massa a mettere in pericolo il sistema nell'attuale scenario pandemico. Per questo motivo, le autorità sono obbligate ad esercitare pressioni «soft» sul nostro comportamento. Quantomeno nel nostro Paese, considerato che altrove hanno adottato un approccio molto più autoritario. Ad esempio in India i poliziotti picchiano la gente per la strada con dei bastoni se non rispettano il coprifuoco imposto, ossia il divieto di uscire. Qui da noi non si arriverà a tanto, ma ci sono pur sempre alcuni ineducabili che non impareranno mai, i quali sembrano essere poco consapevoli della loro rilevanza sistemica, come dimostrano i richiami e le istruzioni, le multe e le denunce del weekend scorso. Questo non va per niente bene e si può solo sperare che nei giorni di festa pasquali queste persone possano ritrovare il buon senso. Siamo notoriamente a un punto decisivo della curva, come indica l'andamento dell'epidemia da coronavirus. Il numero di nuovi contagi giornalieri diminuisce percettibilmente da una buona settimana. Un ritorno seppur timido alla normalità si prospetta a portata di mano, ma per ora è d'obbligo dapprima una grande cautela. Ogni giorno l'arresto delle attività commerciali costa all'economia svizzera indubbiamente cifre astronomiche, il numero di disoccupati incrementa rapidamente, ma un prematuro cessato allarme e un rapido ritorno alle nostre abitudini quotidiane potrebbe costarci persino più caro.

 

Apprezzamento

Prima che la nostra routine quotidiana faccia ritorno, vale dunque la pena riflettere sul dopo coronavirus. Al momento tutti quanti dovremmo avere tempo a sufficienza per farlo. Per quanto possa sembrare scontato e banale, stiamo bene. Nessuno di noi muore di fame, tutti hanno un tetto sopra la testa, l'approvvigionamento medico è garantito, come pure l'approvvigionamento di base di acqua, elettricità e gas. E tutti abbiamo accesso a Internet. Non sono sicuro che la risposta alla domanda se durante i giorni di Pasqua si preferirebbe rinunciare alla famiglia piuttosto che ad Internet o allo smartphone possa pendere chiaramente sulla famiglia. Tant'è vero che nel raffronto internazionale nella piramide di Maslow sulla gerarchia dei bisogni ci posizioniamo tuttora ampiamente in alto anche durante lo stato di emergenza dettato dal coronavirus. E questo è un aspetto che non dobbiamo mai perdere di vista. In queste situazioni non è possibile evitare completamente le difficoltà economiche, ma quantomeno si possono attenuare il più possibile. Dovremmo anche riflettere sul fatto che le persone che tra di noi si prodigano affinché sia così per tutti noi forse meritano qualcosa in più di semplici applausi dal balcone di casa o omaggi rispettosi da parte degli esecutivi. Chi è più richiesto di questi tempi? Soprattutto le persone che aiutano gli altri e che sostengono e contribuiscono a non far deragliare completamente la nostra quotidianità. Le infermiere, il giovane commesso dietro alla cassa nel negozio di alimentari, la sua collega che riempie gli scaffali, il personale dei chioschi, gli addetti alla pulizia che riempiono i dispenser di disinfettante ovunque o l'autista che vi consegna la merce a casa. Innumerevoli professioni continuano tuttora a lavorare, alcune persino più che mai, e in questo modo approvvigionano il resto della popolazione che resta a casa a lavorare nel proprio home office o a studiare nella home school, garantendo in tal modo la nostra quotidianità così come ci è attualmente imposta. Numerose persone ad alto reddito non rientrano in questi gruppi professionali, anche se il loro valore economico è palesemente elevato, per non parlare della loro rilevanza sistemica molto marcata. La crisi ce lo ha mostrato chiaramente. Le professioni di rilevanza sistemica hanno raccolto grandi apprezzamenti, applausi e parole di lode. Il giusto riconoscimento economico sarebbe però la creazione di valore piuttosto che gli apprezzamenti e le dimostrazioni di stima. Auguro a tutti voi Buona Pasqua e ovviamente buona salute, a cui oggi tutti quanti attribuiamo un po' più di valore rispetto a soli tre mesi fa.