Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Vi sentite soli?

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Edizione 14.04.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Non è certo un segreto che l'intera situazione della pandemia da coronavirus, con gli snervanti tira e molla di chiusure e riaperture, divieti e permessi, stia minando come un tarlo la nostra salute mentale. Oggi a decidere cosa possiamo o non possiamo fare sono persone che hanno conoscenze in materia di malattie infettive pari a quelle che un agricoltore bio ha delle gare di Formula 1. E con questa affermazione non voglio cavalcare un cliché, ma soltanto sottolineare le contraddizioni che dominano il nostro tempo.

Che cosa ne sanno di pandemia gli esponenti dei partiti borghesi o i socialisti, i verdi o i loro rappresentanti? Beh, direi più o meno quanto io ne so di cani.

A proposito, al momento il tema dei cani sembra andare per la maggiore sotto molteplici punti di vista. Nel bel mezzo della pandemia, gli animali domestici sono diventati più gettonati che mai. E gli amici a quattro zampe costituiscono un fattore economico tutt'altro che trascurabile, di cui ero sostanzialmente all'oscuro fino a quando anch'io non ho preso un cane. In Svizzera, ad esempio, il 44 % dei nuclei familiari ospita un animale da compagnia, e ogni anno spendiamo più di 500 milioni di franchi soltanto in cibo per gatti o per cani. Secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti a due anni fa, la spesa complessiva per gli animali domestici ammonta a oltre 700 milioni di franchi, ripartiti concretamente tra 1,7 milioni di gatti, mezzo milione di cani, nonché innumerevoli conigli, uccelli e rettili. Tra i mammiferi, i gatti sono di gran lunga la specie più amata, sebbene più dalle femminucce che dai maschietti. Nella platea dei proprietari di animali da compagnia, le donne che hanno un gatto sono infatti significativamente più numerose (71 %) rispetto alla loro controparte maschile (58 %). Probabilmente in Svizzera il numero degli animali domestici è pari a quello delle persone, anche se la maggior parte nuota negli acquari – stiamo parlando di quasi tre milioni di pesci. Sul secondo gradino del podio nella classifica degli animali domestici troviamo i gatti (oltre 1,7 milioni), seguiti dai pesci negli stagni (1,1 milioni). Poi, subito sotto il podio troviamo già i cani, che sono comunque più di 500 000. Al momento non sono ancora disponibili i dati aggiornati per il 2021, ma non bisogna essere un indovino per prevedere che nello scenario attuale il possesso di animali domestici è con tutta probabilità aumentato in modo significativo. Per quale motivo? È semplice: perché la solitudine fa male, e in periodi difficili come quello attuale della pandemia da coronavirus se ne acquisisce una consapevolezza ancora maggiore.

In un saggio molto interessante l'economista britannica Noreena Hertz, professoressa onoraria presso lo University College di Londra, affronta il tema della solitudine e giunge alla conclusione che questo fenomeno è nocivo in termini economici. Chi si trova solo per un periodo prolungato di tempo è esposto al rischio di infarto del miocardio con una maggiore probabilità del 32 %. In soldoni, il concetto può essere rielaborato così: «La solitudine fa male come fumare 15 sigarette al giorno». Secondo la professoressa Hertz, i team che pranzano assieme riscuotono successi maggiori rispetto a quelli che non condividono questo momento conviviale. E la concorrenza, che pone gli interessi personali e l'egoismo davanti allo spirito comunitario, è in realtà dannosa in quanto enfatizza la competizione invece della cooperazione. Orbene. Se la solitudine dovesse essere davvero un problema, nell'era della digitalizzazione abbiamo comunque un sufficiente ventaglio di alternative per allacciare contatti. La rete pullula di piattaforme di dating, e online è addirittura possibile prendere in affitto un amico o un'amica (Rentafriend). Pensate un po' voi! Azzardo quindi la previsione che, per quanto le piattaforme sociali possano essere anonime, a seguito del Covid la dipendenza da esse subirà un drastico incremento, in quanto le persone vogliono compensare ad ogni costo la propria sensazione di solitudine. Allo stesso modo, prevedo che gli animali domestici faranno registrare un nuovo boom. Del resto, da qualche tempo anche il sottoscritto è proprietario di un cane. Questa scelta non è dovuta tanto alla solitudine, bensì si tratta di un sogno a lungo accarezzato; ma il fatto di aver deciso di realizzarlo proprio adesso è effettivamente correlato alla pandemia. In famiglia non volevamo riempire il tempo in eccesso con Instagram o Facebook, bensì con qualcosa di vivo, nel senso più letterale del termine. Scommettiamo che un numero ancora maggiore di persone accoglierà un cane in casa propria? Non a caso, entro il 2025 le previsioni indicano una spesa annua pro capite di oltre 60 franchi per la cura degli animali domestici. Nel 2010 erano soltanto 45 franchi. La solitudine: nonostante la connettività su scala globale, con tutta evidenza un mercato in crescita costante.