Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

World Wide Waste

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Edizione 17.03.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

La trasparenza è tutto e grazie a Internet ognuno di noi può finalmente usufruirne appieno. È senz'altro qualcosa di fantastico, per non dire un traguardo davvero unico e formidabile. Se avessimo avuto il World Wide Web già un secolo fa, forse i nazisti non avrebbero potuto insediare i campi di concentramento senza che anche il più sfegatato patriota tedesco non fosse assalito da profondi rimorsi di coscienza. E tutti coloro che, pur intuendo qualcosa, non volevano credere che fosse vero, sarebbero stati informati che stava prendendo forma qualcosa di mostruoso. Ma queste persone si sarebbero comunque davvero ribellate?

Credo di no. E non c'è bisogno di riavvolgere il nastro della storia fino a trascorsi così lontani; basta infatti interpretare l'esperimento della trasparenza totale nel presente. Vi dicono niente gli scenari di Siria, Yemen, Bielorussia o Birmania? Insomma: anche nell'era del World Wide Web i nazisti avrebbero potuto continuare a commettere i loro crimini in modo del tutto indisturbato. Purtroppo, la rete informatica globale non è più soltanto uno scrigno di informazioni o un porto franco di illuminazione e libertà, bensì è divenuta anche una fonte avvelenata da cui scaturiscono fiotti di follia. In linea di principio qualsiasi idiota può oggi mettere in rete ogni genere di scemenza, che diviene tanto più vera e credibile quanto maggiore è il numero di follower (seguaci, appunto!) dell'autore stesso. Provate a guardare in rete le pagine degli «influencer» germanofoni intellettualmente sottodotati basati a Dubai, i quali celebrano tale nazione come un'oasi elettrizzante e la lodano sopra ogni cosa fregandosene altamente della questione della tutela dei diritti umani nel ricco emirato. A ciò si aggiunge il fatto che in rete è possibile colmare rapidamente le proprie lacune di conoscenza e formazione. La fonte preferita a cui attingere è ovviamente Wikipedia, che non solo va più che bene per il compitino a casa della scuola elementare, bensì viene utilizzata almeno come primo punto di contatto per ricerche anche molto più «complesse». Il paradosso: nessuno approfondisce veramente quello che trova scritto. Per l'uso di tutti i giorni, Wikipedia è più che sufficiente. In questo modo non è più nemmeno necessario pensare, né tantomeno esercitare la memoria. Anche oggi si porta il proprio bagaglio di conoscenze sempre con sé, ma non in testa bensì in tasca o nella borsetta. 

Anche il settore finanziario ha scoperto Internet già da parecchio tempo. Cercando in Google «investimenti» si ottengono oltre 20 milioni di risultati, che salgono a quasi 61 milioni per «azioni». Le informazioni sono quindi reperibili a palate. Ma davvero sono tutte necessarie e utili? Un'indagine condotta da due economisti italiani, Tullio Jappelli e Luigi Guiso giunge alla conclusione che la disponibilità di informazioni non necessariamente contribuisce a un maggiore successo negli investimenti. Come parametro di riferimento della propria analisi, i due ricercatori hanno individuato il cosiddetto «indice di Sharpe» che, semplificando, misura il rendimento conseguito per una determinata quantità di rischio. Il risultato è sorprendente: gli investitori che dedicano una quantità di tempo superiore alla media nel reperimento di informazioni presentano un indice di Sharpe nettamente inferiore rispetto a quelli che non si informano per niente. I ricercatori giungono inoltre alla conclusione che gli investitori che raccolgono più informazioni effettuano operazioni di acquisto e di vendita con una frequenza maggiore. Ebbene, se questo comportamento fosse davvero razionale l'indice di Sharpe dovrebbe risultare migliore, invece è vero il contrario. Se ne deduce che le informazioni non sono per forza una chiave per il successo. Dipende in primis dalla qualità delle informazioni stesse e, in seconda battuta, ovviamente dalle conclusioni che se ne traggono. 

Ma, un momento, fermi tutti! I mercati finanziari non erano così efficienti da tenere costantemente in conto tutte le informazioni disponibili? Sarebbe bello, ma in realtà si tratta di una favoletta: infatti, se fosse vero, non sarebbe mai possibile fare niente di sbagliato. Ogni titolo avrebbe sempre una valutazione corretta, senza che sul mercato fossero presenti prezzi in saldo oppure quotazioni gonfiate. Eppure, molti analisti affermano di continuo che questo o quel titolo ha una valutazione conveniente o troppo costosa. Come sono dunque conciliabili questi aspetti? Lawrence Harris, docente in finanza presso la University of Southern California, giunge alla conclusione che l'efficienza del mercato è pertinente soltanto per quanto concerne la determinazione del livello dei prezzi. Il percorso da un livello vecchio a un livello nuovo ed efficiente è invece tutt'altro che semplice e lineare. La colpa è tra l'altro anche degli speculatori o dei trader professionisti, i quali manipolano le quotazioni borsistiche a proprio favore, accumulando ad esempio in sordina azioni di una società e poi comprando ulteriormente a piene mani nel momento in cui nuove informazioni su tale azienda divengono di pubblico dominio. In questo modo è possibile spingere il prezzo verso l'alto indipendentemente dal fatto che l'informazione sia rilevante o meno. Questo balzo delle quotazioni desta a sua volta l'attenzione di altri investitori, i quali osservando l'entità del movimento giungono alla conclusione che l'informazione era senz'altro una notizia veritiera e positiva. I cosiddetti «chartisti», specializzati in analisi tecnica, sono particolarmente propensi ad accodarsi a queste dinamiche, in quanto si basano soprattutto sull'evoluzione dei corsi. Anche gli investitori di grandi patrimoni o i cosiddetti «analisti star» sono in grado di manipolare le quotazioni borsistiche: spesso basta già una scarna opinione su una determinata azienda rilasciata in un canale mediatico, e subito la quotazione della relativa azione schizza verso l'alto o il basso. E tale canale non deve più essere necessariamente una prestigiosa testata di stampa specializzata in finanza. Se si dispone di un certo grado di notorietà, oggigiorno grazie a Internet è possibile raggiungere una platea di persone molto ampia pressoché in tempo reale. Ma chi è opportuno seguire? Ricercando in Internet il concetto di «star analyst» si ottengono ben 99 milioni di risultati. Eppure, questa specie è una vera e propria chimera: un'analisi di quasi 50 000 previsioni di risultati trimestrali evidenzia che gli analisti che in passato hanno colto nel segno non necessariamente sono destinati a fare altrettanto bene in futuro. Prima o poi anche una serie di previsioni azzeccate giunge alla fine. Quanto cercate idee d'investimento in rete riflettete dunque bene su questo aspetto. E, soprattutto, siate estremamente cauti quando a cinguettarvi le idee d'investimento è un Tweet. Anche nel settore finanziario una quantità sempre maggiore di informazioni-spazzatura acquisisce una diffusione virale grazie a Internet. Analisti, investitori, gestori di fondi o altri operatori finanziari divengono così veri e propri «influencer». Prima di investire i vostri soldi, ricordate dunque di accendere il cervello.