In tre fasi verso una cultura dell'errore costruttiva
Gli errori fanno parte della quotidianità lavorativa, ma ciò che conta è il modo in cui le aziende li gestiscono. L'esperta di gestione dei processi e degli errori Katja Maurer spiega come le figure dirigenziali possono creare una cultura dell'errore costruttiva, basata su apertura e trasparenza, obiettività e pensiero sistemico, capace di rafforzare efficienza e innovazione.
26.03.2026
1. Imparare dagli errori, insieme
Le figure dirigenziali svolgono un ruolo centrale nello sviluppo di una cultura dell'errore positiva. Devono dare il buon esempio, parlando apertamente dei propri errori e mostrando che tali errori fanno parte del processo di apprendimento.
Una gestione efficace degli errori non significa accettarli passivamente, ma mettere costantemente in discussione i processi che li generano e ottimizzarli insieme al team. «Una revisione regolare e la semplificazione dei processi sono una delle leve più importanti per prevenire gli errori», spiega Katja Maurer. Attraverso la digitalizzazione, l'eliminazione di passaggi manuali non necessari o la rimozione di doppioni, i processi possono spesso essere semplificati e resi più efficienti. Questo consente di risparmiare tempo e di ridurre le fonti di errore.
«Con conversazioni trasparenti e sincere all'interno del team si crea un clima in cui tutti si sentono liberi di parlare degli errori e di cercare insieme soluzioni», afferma Maurer. In questo modo, la cultura dell'errore diventa il motore dell'innovazione e del successo aziendale duraturo.
«La revisione regolare e la semplificazione dei processi sono una delle leve più importanti per prevenire gli errori.»
Katja Maurer
Esperta di gestione dei processi e degli errori
2. Basarsi sui fatti, non sull'istinto
Quando si tratta di gestire gli errori, l'istinto non è un consigliere affidabile. «Nella pratica si nota spesso che valutazioni istintive, per esempio sulle cause degli errori o sulle soluzioni più adatte, divergono nettamente dalla realtà», spiega Katja Maurer. Ciò che sembra giusto a prima vista, spesso non regge alla verifica dei fatti. Vale quindi una regola semplice: abbandonare le impressioni soggettive e puntare su dati oggettivi, indicatori chiari e analisi fondate.
Chi vuole davvero comprendere i processi ha bisogno di fatti. Un'osservazione sistematica aiuta a identificare le cause reali, evitando di adottare troppo in fretta misure che non risolvono il problema alla radice. Solo quando è chiaro dove il processo si inceppa è possibile avviare miglioramenti efficaci.
3. Individuare le cause, non cercare colpevoli
«Quando si verifica un errore, la domanda decisiva non è: "chi è stato?", bensì "perché è successo?"», sottolinea Katja Maurer. In circa l'85% dei casi la causa non è riconducibile a singole persone, bensì al sistema stesso.
Uno strumento efficace per l'analisi delle cause è il cosiddetto metodo dei cinque perché. Consiste nel chiedere perché? cinque volte di seguito, per passare attentamente dal sintomo evidente alla causa più profonda. Katja Maurer porta un esempio: «Un cliente riceve un prodotto difettoso. Perché? Perché si è saltato il passaggio del controllo qualità. Perché è stato saltato? Perché la produzione era sotto pressione. Perché? E così via.»
In questo modo diventa chiaro che il problema non è la persona che ha commesso l'errore, ma le condizioni in cui si lavora. «Questa prospettiva evita accuse e apre lo spazio a un confronto costruttivo con gli errori», afferma Maurer. Consente ai team di imparare insieme, ripensare i processi e assumersi attivamente le responsabilità, senza timore di conseguenze negative.
Maggiori informazioni su Katja Maurer
Katja Maurer
Esperta di gestione dei processi e degli errori
Katja Maurer è Direttrice di Dr. Maurer GmbH ed esperta di gestione dei processi e degli errori. Ha conseguito una laurea in tecnologia alimentare, due master e un dottorato in medicina molecolare. Con 20 anni di esperienza dirigenziale nel settore industriale, oggi fornisce consulenza alle imprese, insegna in ambito accademico ed è autrice di pubblicazioni scientifiche.