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Il parere dell’economista capo di Raiffeisen

Edizione 29.05.2024

Fredy Hasenmaile

Fredy Hasenmaile

Economista capo di Raiffeisen

Come si scaccia una maledizione?

Nell’hockey su ghiaccio la Svizzera si colloca da anni ai vertici mondiali assoluti. Mentre in passato le vittorie contro i giganti di questo sport erano come mosche bianche, oggi ci siamo abituati al fatto che la nazionale svizzera riesca spesso e volentieri a fare loro lo sgambetto. Quello che finora è sempre mancato è stata però la capacità di monetizzare i progressi sul piano del gioco e tramutarli in successi sonanti. Fino al Campionato mondiale di quest’anno, l’unico bottino tangibile era stata infatti una medaglia d’argento nel 2018. Eppure in tutti questi anni la squadra è sempre scesa sul ghiaccio con coraggio e determinazione, riuscendo a fornire con costanza prestazioni convincenti nella fase a gironi. Ma quando nei quarti di finale si iniziava a fare sul serio, il team rossocrociato si perdeva in un bicchier d’acqua, senza riconfermarsi sui livelli di performance iniziali.

L’intera storia rischiava di trasformarsi in una vera e propria ipoteca perpetua. Dal 2019 la Svizzera era infatti uscita per quattro volte consecutive ai quarti di finale. Un vecchio adagio recita: «Una volta non conta, due volte è un caso, tre volte è un pattern, quattro volte è una maledizione». Così, la serie iellata ha iniziato a provocare gravi danni sul piano mentale. Non ci sono infatti altrimenti motivi plausibili per decifrare l’atteggiamento inspiegabilmente inibito e involuto con cui lo scorso anno la nazionale rossocrociata ha affrontato la Germania nei quarti di finale. Dopo una fase a gironi pressoché perfetta, i bookmaker davano la Svizzera come nettamente favorita con una quota di 1:5. La partita si era però dipanata sotto una cattiva stella: già il secondo tiro avversario era rimbalzato sul gambale destro del portiere elvetico Robert Mayer ed era schizzato in rete. La Svizzera non era riuscita nemmeno a sfruttare un power play di cinque minuti nel secondo periodo e in seguito ha addirittura dovuto giocare in inferiorità numerica. Se alcune eliminazioni ai quarti di finali erano senz’altro imputabili anche a una certa dose di sfortuna (basti pensare al pareggio del Canada a 0.4 secondi dalla sirena finale della partita del 2019), l’atteggiamento incredibilmente passivo dello scorso anno era segno evidente di un blocco psicologico in crescita esponenziale – e di totale confusione mentale. Contro lo spauracchio Germania le cose erano andate male già nel 2021 con l’eliminazione ai rigori, dopo che a 44 secondi dalla fine la Svizzera aveva dovuto incassare il goal del pareggio.

Come se il destino avesse voluto dare al sestetto elvetico l’opportunità di scacciare una volta per tutte i fantasmi del passato, anche quest’anno l’avversario ai quarti di finale nella competizione mondiale è stato per l’ennesima volta la Germania. Rivivere mentalmente lo stesso dramma senza subire un nuovo tracollo psicologico può avere un effetto catartico e consentire una totale guarigione. La Svizzera era quindi chiamata a superare una prova di maturità senza possibilità di appello. Dalle sconfitte degli anni precedenti la squadra rossocrociata aveva senz’altro tratto i giusti insegnamenti, lavorando con grande intensità sull’aspetto mentale tanto da ingaggiare appositamente un mental coach. Eppure il livello mentale è e resta a tutti gli effetti una scatola nera e un «cervo timido» (cit. di F. Beckenbauer). Con Genoni in porta l’inizio della partita è scivolato sul velluto e il vantaggio di 2-0 è stato pienamente meritato. Nel periodo centrale la Svizzera ha tuttavia perso in filo del discorso, rischiando di ricadere nel vecchio schema mentale. Ancora una volta non è stato possibile evitare che i tedeschi accorciassero le distanze e in certe fasi la Svizzera è apparsa totalmente in confusione e avulsa dal gioco. I fantasmi del passato si sono riaffacciati inesorabili. Il dramma avrebbe potuto benissimo ripetersi: anche nel 2023 la Svizzera era infatti in vantaggio per 2-0. «Concentriamoci sul qui e adesso» è stata la risposta mentale del sestetto svizzero alla maledizione del passato. «Conta soltanto il momento presente» era il mantra ripetuto all’infinito. «Quello che è stato prima e quello che potrà essere dopo semplicemente non esiste». Così gli svizzeri si sono gettati su ogni disco, spronandosi a vicenda per non iniziare a lambiccarsi il cervello. Il goal di Bertschy nella porta sguarnita dei tedeschi a un minuto dalla sirena finale è stato una vera e propria liberazione. In quel momento il peso del mondo intero è sembrato scivolare finalmente dalle spalle dei responsabili della Federazione di hockey. Anche per loro, infatti, e non solo per i giocatori il carico mentale era stato spropositato.

Di norma nello sport in caso di insuccesso viene esonerato l’allenatore. Il cambio del coach costituisce un punto di cesura e dischiude l’opportunità di voltare pagina e inaugurare un nuovo ciclo. Nella Bundesliga tedesca, ad esempio, nella stagione 2023/24, in nove casi di esonero di allenatori il numero di punti per partita è salito da 0.38 a 1.45 con il nuovo coach. Nel clima di frustrazione collettiva per i fallimenti a ripetizione nei quarti di finale dal 2019 al 2023 il meritevole allenatore Patrick Fischer, che aveva portato la Svizzera ai vertici mondiali, è stato messo fortemente in discussione. Se fosse stato per gli umori viscerali dei media, oggi alla guida della compagine rossocrociata ci sarebbe sicuramente qualcun altro. Ma Lars Weiber, direttore sportivo della Lega svizzera di hockey su ghiaccio (LSHG), lo ha difeso a spada tratta – anche quando questa primavera la nazionale ha inanellato 13 sconfitte di fila. Anzi, dopo l’undicesima batosta ha addirittura prolungato il contratto dell’allenatore fino al 2026. Una decisione coraggiosa. Ma non solo, perché nonostante i ripetuti insuccessi la squadra è cresciuta e a un certo punto anche gli dèi dell’hockey su ghiaccio avrebbero dovuto scendere a più miti consigli. Di questo però non vi è alcuna garanzia, men che meno nello sport. Meglio non pensare a cosa sarebbe successo se sul punteggio di 2-1 il tiro del tedesco Kahun fosse entrato in rete invece di stamparsi clamorosamente sul palo.

Quali insegnamenti possiamo dunque trarre da questa storia sportiva? Mai lasciarsi scoraggiare dagli insuccessi. Analizzare le sconfitte con razionalità, trarne le giuste conclusioni e andare avanti. Anche se la situazione sembra stregata e si continua a sbattere il naso sull’ostacolo. A un certo punto la perseveranza dovrà dare i suoi frutti. A tale riguardo un elemento centrale è però l’analisi, in quanto fare la stessa cosa più e più volte aspettandosi risultati diversi è la definizione di pazzia data da Albert Einstein. Sulla base dell’analisi occorre quindi modificare alcuni meccanismi, apportare cambiamenti e poi confidare nel destino. Non solo nello sport, ma anche in altri ambiti esiste una giustizia compensativa. E, sì, per conseguire un successo pieno è sempre necessaria anche una certa dose di fortuna. Nella semifinale contro il Canada la nazionale rossocrociata per l’ennesima volta non è stata in grado di difendere il vantaggio conquistato, ma ai rigori è riuscita a volgere la partita a proprio favore – come già accaduto nella fase a giro-ni contro la Repubblica Ceca. In finale però le scorte di fortuna erano definitivamente esaurite. E un Patrick Fischer visibilmente deluso ha commentato così: «Andiamo avanti!»

Fredy Hasenmaile

Fredy Hasenmaile

Economista capo di Raiffeisen

Fredy Hasenmaile è economista capo e responsabile dell'Economic Research di Raiffeisen Svizzera dal 2023. Insieme al suo team, Fredy Hasenmaile analizza gli sviluppi globali e nazionali dei mercati finanziari ed economici. Rientra nei suoi compiti quello di interpretare gli eventi in ambito economico e di formulare previsioni sui principali indici economici.