Il parere dell'economista capo di Raiffeisen
09.09.2026
Fredy Hasenmaile
Economista capo di Raiffeisen
IA: la prossima sfida per il mercato degli uffici
Mentre imperversava la pandemia di coronavirus e tutti lavoravano da casa, non ci era voluto molto perché qualcuno predicesse la fine dell’ufficio come luogo di lavoro. A sei anni di distanza, queste previsioni a tinte cupe non si sono avverate. Da un lato, è vero che il mercato degli spazi adibiti a ufficio ha attraversato alcuni anni difficili, come dimostra il calo dei canoni di locazione offerti registrato tra la metà del 2021 e la metà del 2024; dall’altro lato, tuttavia, l’occupazione ha continuato a crescere, le aziende hanno gradualmente riportato il proprio personale in ufficio con maggiore frequenza e, allo stesso tempo, l’offerta ha rallentato a seguito del forte calo subito soprattutto dalla costruzione di nuovi spazi per uffici. Il temuto crollo del mercato degli spazi adibiti a ufficio non si è quindi verificato. Dalla metà del 2024 è anzi in atto una ripresa e oggi il tasso di superfici sfitte è inferiore a quello precedente la pandemia.
Con l’IA si profila il prossimo banco di prova
Il mercato degli spazi adibiti a ufficio ha appena superato questa sfida e già si trova ad affrontare una nuova prova di resistenza. L’intelligenza artificiale (IA) rischia infatti di rendere superflue non solo le postazioni di lavoro in ufficio, ma anche le persone che le occupano. Sono quindi estremamente numerosi i segnali di allarme circa una massiccia perdita di posti di lavoro. Di recente, ad esempio, Bill Gates ha espresso in un saggio grande preoccupazione per il futuro del lavoro. Anche altri esponenti di spicco del settore tecnologico hanno già delineato scenari futuri distopici. Finora, tuttavia, questo rischio non trova ancora riscontro nell’andamento dell’occupazione degli ultimi anni. È possibile che l’effetto sia ancora troppo debole e venga oscurato da fattori congiunturali e da altri sviluppi strutturali. In ogni caso, dai dati sull’occupazione non si evince che l’intelligenza artificiale stia già soppiantando su larga scala i posti di lavori d’ufficio.
I precedenti storici forniscono pochi riscontri
Nel corso della storia, i profondi cambiamenti tecnologici hanno ripetutamente alimentato il timore di massicce perdite di posti di lavoro. È quanto avvenne, ad esempio, con l’introduzione del filatoio e del telaio meccanico, con la diffusione delle macchine a vapore o con la meccanizzazione dell’agricoltura, per citare solo alcuni casi. Determinate professioni, e talvolta persino interi settori, sono così finiti sotto pressione o addirittura sono del tutto scomparsi. Non si è tuttavia mai verificata una disoccupazione di massa duratura a livello dell’intero tessuto economico. Grazie alla mobilità professionale e alla riqualificazione, molti lavoratori e lavoratrici hanno infatti sempre trovato un nuovo impiego in altri settori. La digitalizzazione, ad esempio, ha dato origine a nuove professioni nel settore IT, imprese di software, commercio online e numerose attività complementari che prima non esistevano. Per il passaggio a nuove attività e professioni, tuttavia, è la velocità del cambiamento a svolgere un ruolo decisivo. E nel caso dell’IA questa rapidità è estremamente elevata. Mai prima d’ora una rivoluzione tecnologica si era sviluppata in modo così esponenziale. Mentre per i personal computer erano occorsi ben 20 anni prima che un quarto della popolazione utilizzasse attivamente questa tecnologia, nel caso di un’innovazione come i chatbot basati sull’IA è bastato un anno e mezzo.
L’analisi bottom-up evidenzia un elevato impatto
Il ritmo vertiginoso dello sviluppo tecnologico rende inoltre tutt’altro che semplice stimare gli effetti dell’IA sul mercato del lavoro e su quello degli spazi adibiti a ufficio. Sulla base di ipotesi realistiche formulate al livello più granulare (quello delle singole professioni) e allargando poi il campo all’insieme aggregato dell’occupazione in ufficio, abbiamo comunque tentato di delineare un quadro dei possibili effetti sul mercato svizzero degli spazi adibiti a ufficio. L’analisi di circa 600 gruppi professionali mostra che pressoché due terzi delle persone occupate in ufficio svolgono professioni fortemente interessate dall’IA. A essere determinante, tuttavia, non è soltanto la misura in cui l’IA può svolgere determinati compiti, ma anche il fatto che sostituisca il lavoro umano oppure lo integri. Nelle professioni con un’elevata esposizione all’IA e un basso potenziale di collaborazione tra uomo e macchina, l’occupazione cresce meno che nei settori in cui l’IA svolge soprattutto una funzione di supporto. Quanto più l’IA può essere impiegata in modo complementare al lavoro umano, tanto maggiore è dunque la protezione dal rischio di perdita di posti di lavoro.
Un’inversione delle tendenze più recenti?
I risultati suggeriscono che le strutture occupazionali potrebbero subire un graduale cambiamento. Particolarmente a rischio sono le professioni d’ufficio nel settore finanziario, informatico e della pubblica amministrazione. A livello regionale, sono soprattutto i grandi poli economici e le sedi centrali come Zugo, Zurigo, Ginevra e il Ticino a presentare i rischi più elevati per il mercato degli spazi adibiti a ufficio. Le regioni in cui le funzioni finanziarie e di sede centrale hanno un peso minore risultano invece meno esposte. Al tempo stesso, l’IA potrebbe diluire la concentrazione geografica dell’occupazione in ufficio nei centri tradizionali, invertendo così le più recenti tendenze della domanda. Non risulta tuttavia possibile trarre conclusioni univoche. Se infatti gli incrementi di produttività rendono un’attività d’ufficio più efficiente e quindi meno costosa, ciò non significa automaticamente che si possano tagliare le risorse di personale. Secondo il paradosso di Jevons, la maggiore efficienza può far crescere la domanda di un determinato servizio a tal punto da richiedere, alla fine, persino più personale d’ufficio.
Probabile una moderata pressione sulla domanda di spazi adibiti a ufficio
Per quanto riguarda la domanda di spazi adibiti a ufficio, sono ipotizzabili scenari di evoluzione molto diversi tra loro. L’analisi degli scenari spazia da una flessione di oltre il 20% nell’arco di cinque anni in caso di forte shock da automazione, fino a un aumento superiore al 14% qualora prevalgano gli incrementi di produttività e la creazione di nuove attività. Riteniamo tuttavia più probabili sviluppi di entità contenuta: nei prossimi cinque anni la domanda di spazi adibiti a ufficio dovrebbe diminuire in misura lieve o moderata, ossia del 2-8%. È invece poco probabile che nel breve termine gli spazi adibiti a ufficio diventino obsoleti. L’elevata esposizione all’IA di molte professioni d’ufficio e gli attuali fattori d’incertezza suggeriscono comunque prudenza nella costruzione di nuovi spazi adibiti a ufficio e una maggiore attenzione a soluzioni d’uso flessibili.
Fredy Hasenmaile
Economista capo di Raiffeisen
Fredy Hasenmaile è economista capo e responsabile dell'Economic Research di Raiffeisen Svizzera dal 2023. Insieme al suo team, Fredy Hasenmaile analizza gli sviluppi globali e nazionali dei mercati finanziari ed economici. Rientra nei suoi compiti quello di interpretare gli eventi in ambito economico e di formulare previsioni sui principali indici economici.
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