Il parere dell'economista capo di Raiffeisen
09.04.2026
Fredy Hasenmaile
Economista capo di Raiffeisen
Il mondo nuovo
Un tempo leggevamo romanzi di fantascienza, come il famoso classico «Il mondo nuovo» (Brave New World) di Aldous Huxley. Oppure coltivavamo questo genere attraverso le avvincenti trasposizioni cinematografiche, rimanendo affascinati dai mondi futuristici che vi erano descritti. Oggi non abbiamo più bisogno di libri utopistici. Il presente, profondamente trasformato dall’intelligenza artificiale (IA), è già di per sé abbastanza affascinante – e promette sviluppi degni della fantascienza più ardita, spingendosi forse persino oltre ciò che potremmo desiderare. Se si presta ascolto ai sostenitori dell’IA mentre delineano il nostro mondo futuro, l’utopia sembra destinata a diventare realtà già domani.
L’intelligenza artificiale rende il lavoro facoltativo
Una delle voci più autorevoli in questo dibattito è quella di Elon Musk. Secondo le sue considerazioni, l’IA non solo aumenterà enormemente la produttività, ma finirà per rendere superfluo ogni lavoro umano. Un giorno potremo dunque scegliere se continuare a lavorare oppure lasciare che l’intelligenza artificiale e i robot svolgano le attività al nostro posto. In un mondo del genere, in cui si prevede che ci saranno più robot che esseri umani, le scarsità verrebbero dunque superate. Musk dipinge un mondo di abbondanza. Grazie all’IA e ai robot, la povertà verrebbe eliminata e ogni individuo vivrebbe nella prosperità. In un simile scenario, persino il denaro diventerebbe superfluo. L’uomo più ricco del mondo sostiene che non ci si dovrebbe più preoccupare di come mettere da parte i risparmi per la pensione, in quanto ciò non avrebbe ormai più alcuna rilevanza. Tuttavia, non fornisce dettagli sul funzionamento concreto di un sistema del genere.
Il lavoro come fondamento dell’economia
Storicamente, il lavoro è sempre stato una risorsa fondamentale e scarsa in ogni sistema economico. L’economia classica considerava il lavoro come uno dei tre fattori fondamentali della produzione, assieme al capitale e ai terreni, ovvero alle materie prime. Il lavoro strutturava non solo la produzione di beni e servizi, ma anche la distribuzione sociale di reddito e status. In questo senso, il reddito da lavoro non era soltanto un mezzo per garantirsi il sostentamento, ma al contempo anche un meccanismo di integrazione sociale. Se l’intelligenza artificiale dovesse effettivamente sostituire gran parte del lavoro umano, ciò comporterebbe un cambiamento radicale di questa struttura sociale. Ma anche se le macchine si faranno carico di gran parte della produzione, le situazioni di scarsità non saranno comunque destinate a scomparire automaticamente; semplicemente, si sposteranno. In futuro, la scarsità potrebbe concentrarsi maggiormente su altri fattori, come l’energia, le materie prime, le capacità di calcolo, i dati o i diritti di proprietà sui sistemi di intelligenza artificiale.
L’illusione di un mondo senza scarsità
Molte visioni tecno-utopiche presuppongono implicitamente che l’IA renda possibile un mondo in cui la produzione di beni è praticamente illimitata. Da un punto di vista economico, una simile ipotesi è problematica. Anche i sistemi altamente automatizzati necessitano di risorse fisiche, infrastrutture e manutenzione. I centri di calcolo consumano enormi quantità di energia, materie prime rare e superfici di terreno. Anche se i costi di produzione diminuiscono, le risorse fondamentali rimangono limitate. La scarsità non è quindi un problema temporaneo destinato a scomparire grazie alla tecnologia, bensì una caratteristica strutturale di ogni economia reale. Anche in un futuro altamente automatizzato ci sarà rivalità per le risorse – ad esempio per alloggi in zone prestigiose, esperienze esclusive, materiali rari o potere politico. Il denaro non diventerebbe quindi superfluo. È corretto affermare che in un mondo senza scarsità il denaro effettivamente non sarebbe necessario, in quanto non occorrerebbe alcun processo di formazione dei prezzi. Tuttavia, come già accennato, dal punto di vista economico è altamente improbabile che si possa arrivare a una situazione di totale assenza di scarsità. Il denaro continuerebbe quindi a svolgere la sua funzione centrale di coordinamento e a fungere da meccanismo di informazione e distribuzione in un’economia complessa.
Il problema irrisolto della distribuzione
Una lacuna fondamentale di molte visioni del futuro è la scarsa attenzione riservata alle questioni distributive. Nel momento in cui il lavoro umano non è più necessario, il suo prezzo – ovvero i salari – diminuisce. La maggior parte delle persone finirebbe quindi per impoverirsi piuttosto che arricchirsi, poiché il lavoro umano non fungerebbe più da fonte di reddito. A livello sociale sorge quindi la domanda: chi possiede le macchine e gli algoritmi che generano la ricchezza? In una logica di economia di mercato, i proprietari dei sistemi di IA controllerebbero una parte significativa del sistema di creazione di valore. In assenza di interventi sul piano politico, ciò potrebbe tradursi in una massiccia concentrazione della ricchezza. Già oggi si osserva una forte concentrazione del potere economico nei settori ad alta intensità tecnologica. Le azioni delle «Magnificent Seven» rappresentano ormai oltre un sesto dell’indice azionario mondiale. E un’economia completamente automatizzata potrebbe accentuare drasticamente queste tendenze alla concentrazione. Modelli come il reddito di base incondizionato vengono spesso proposti come possibile soluzione. Tuttavia, anche simili soluzioni presuppongono che vi sia un valore aggiunto sufficientemente tassabile e che le istituzioni politiche dispongano di una legittimazione adeguata per attuare concretamente un’opera di ridistribuzione della ricchezza. Senza strutture statali funzionanti, una distribuzione di questo tipo sarebbe difficilmente realizzabile in modo stabile.
I limiti delle promesse salvifiche della tecnologia
L’idea che l’intelligenza artificiale risolva tutti i problemi economici e renda superfluo il lavoro è affascinante, ma altamente speculativa. Anche se l’IA consente enormi guadagni di produttività, permangono alcune questioni economiche fondamentali: chi possiede i mezzi di produzione? In che modo vengono distribuite le risorse? Qual è il ruolo svolto da incentivi e istituzioni? Ad esempio, finora il lavoro non è stato solo una fonte di reddito, ma anche la base per l’innovazione, la qualificazione e la partecipazione sociale. Se lo sforzo individuale non è più direttamente collegato all’utilità economica, si pone la questione di come motivazione e innovazione possano essere organizzate in prospettiva futura. Un avvenire senza lavoro umano non è necessariamente un’utopia. Lo è invece l’idea che così tutti i problemi siano destinati a scomparire. Un futuro del genere darebbe origine a nuove forme di disuguaglianza e dipendenza. La vera sfida non risiede quindi nella tecnologia in sé, bensì nella definizione delle condizioni quadro a livello economico e politico in cui la tecnologia stessa viene impiegata.
Fredy Hasenmaile
Economista capo di Raiffeisen
Fredy Hasenmaile è economista capo e responsabile dell'Economic Research di Raiffeisen Svizzera dal 2023. Insieme al suo team, Fredy Hasenmaile analizza gli sviluppi globali e nazionali dei mercati finanziari ed economici. Rientra nei suoi compiti quello di interpretare gli eventi in ambito economico e di formulare previsioni sui principali indici economici.
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