Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

A disposizione per ogni scelleratezza

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Edizione 20.03.2019 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Questo fine settimana abbiamo avuto una specie di incontro dei veterani, dato che un amico di lunga data ha compiuto 60 anni. E come di consueto in queste occasioni, il passato è stato protagonista al centro di ogni discussione. Infatti, sono stati rispolverati ricordi comuni e sono di nuovo saltati fuori alcuni «episodi eroici» di allora come anche alcune disavventure o figuracce che ci capitarono. La quintessenza della serata un po' allegrotta è stata la constatazione che i bei vecchi tempi che abbiamo vissuto un tempo fanno ormai parte del passato. Benvenuti tra i vecchi o meglio gli anziani, che amano tanto parlare dei bei vecchi tempi, pensando poi: ma quanto è imbarazzante tutto ciò?

In ogni caso è di sicuro un'assurdità. Infatti, sappiamo tutti che i bei vecchi tempi sono stati a suo tempo i cattivi nuovi tempi. L'idealizzazione del passato da parte degli anziani non è un fenomeno dei tempi moderni, bensì è ormai quasi una legge della natura umana. Tuttavia, a fronte del progresso tecnologico – o si può anche dire con l'avvento di Internet – il ritmo di questa svolta si è accelerato. Al punto tale che alcuni di noi non riescono più a farci i conti. I miei genitori hanno giocato sin dall'infanzia fino ad età avanzata al gioco di società «Non t'arrabbiare», e non solo, ma soprattutto per l'appunto per tutta la vita. Nella mia infanzia anche io giocavo a «Non t'arrabbiare», durante la gioventù sono invece passato allo jass e più tardi mi piaceva molto giocare qualche partita a scacchi. E ovviamente facevamo altresì qualche puntata al flipper oppure ci misuravamo a un noiosissimo videogioco animato in televisione con una console di dimensioni quasi pari a quelle del televisore. Oggi invece siamo tutti digitalizzati. Mio figlio minore gioca a Fortnite di Epic Games. Fortnite è una specie di «Non t'arrabbiare» dei tempi moderni, considerato che Fortnite è il videogioco per computer più giocato in assoluto al mondo, con oltre 200 milioni di utenti.

 

Internet sopprime la tutela dei minori

Mio figlio minore ha 11 anni e «Fortnite Battaglia Reale» non sottostà ad alcuna età minima in Internet. Nel commercio stazionario invece un'età minima è tassativamente necessaria, nella versione per Nintendo Switch è infatti di 16 anni. E questo è già un enorme paradosso. Dovrei in effetti vietare a mio figlio di giocare a questo videogioco, ma invece ho perso il controllo in questo ambito. Tutto è iniziato in maniera piuttosto innocua. Il nostro piccolino ha conosciuto Fortnite vendono un compagnetto che ci giocava sul suo iPad da dietro alle spalle. E già allora tutti ci giocavano, e nostro figlio minore ci gioca anche oggi, quantomeno a Fortnite in Internet senza che ciò sottostia ad alcuna tutela dei minori. Purtroppo non ce ne siamo accorti. E pertanto oggi a casa nostra non ci si pone più la domanda se consentire o meno Fortnite, ma piuttosto quante ore di Fortnite concedere alla settimana. Il rischio di dipendenza è indubbiamente enorme. Senza il controllo dei genitori alcuni bambini e ragazzi non si staccherebbero più dallo schermo finendo prima o poi completamente disidratati. Grazie a Internet i bei vecchi tempi della tutela dei minori sono ormai soltanto storia. La protezione dei minori è stata di fatto soppressa in rete. Internet sopprime però anche molto altro, e forse anche un po' di quei bei vecchi tempi.

 

Internet disinibisce...

Conoscete le riviste «Wochenend», «Piep» o «Praline»? Si tratta delle cosiddette riviste per uomini o riviste erotiche dei tempi ormai passati. Praline era stata fondata nell'anno 1954, nel 1975 raggiunse una tiratura di ben 1,25 milioni di esemplari venduti e fu soppressa 12 anni fa, poiché era scesa a soltanto 66'000 esemplari venduti alla settimana. Anche le altre due riviste sono ormai scomparse. Considerata l'inibizione sessuale di quei tempi, già i titoli come «Sesso cinque volte al giorno è normale!!!» erano una sfacciataggine piuttosto sfrontata. I giornaletti venivano venduti soltanto ai maggiorenni, erano sempre nascosti dietro alle riviste (più) innocue e ben coperti affinché non si potesse vedere nemmeno un mezzo seno nudo, quando si cercava di darci una sbirciatina davanti alla cassa. E guai a chi osava prendere in mano una tale rivista dal ripiano, cercando di dare un'occhiata qui e là. Subito si sollevavano sguardi punitivi da ogni dove, dai clienti agli impiegati, e il viso diventava completamente paonazzo. Oggi certe libertà al chiosco non vengono più riposte rigorosamente dietro ad altre riviste, non più dopo che Internet ce le spiattella in faccia senza alcuna protezione. Se cercate in Google «sesso cinque volte al giorno», vi spuntano ben oltre 12 milioni di ricorrenze in lingua italiana, per non menzionare le proposte «più ampie» che vi sottopone Google quale ricerca cosiddetta correlata. Il bel vecchio mondo sarà anche stato sessualmente inibito, ma un tale stato deve proprio lasciare il posto alla disinibizione totale? In giusta dose non esiste alcun Internet, così replicherebbero i creatori di tecnologia. E i vantaggi prevalgono in ogni caso. Lo svantaggio è però che riceviamo l'intero pacchetto senza il foglietto illustrativo, ma con tutti gli effetti collaterali immaginabili.

 

...persino in modo estremo!

Molti giovani giocano non solo a Fortnite, bensì guardano addirittura i loro idoli giocare ai videogiochi. Mio figlio minore mi ha spiegato che Fortnite è anche uno sport e che i migliori giocatori sono dunque anche una sorta di sportivi agonisti. Mio figlio, infatti, conosce gli streamer rinomati, che mettono in Internet le loro partite dal vivo e anche tutta una serie di miseri commenti in merito. Al punto tale che la lingua dei giovani si è adattata al tono del linguaggio della game community. «Cool fratello, vai e spacca» è una variante piuttosto innocua spesso ripetuta. Comunque il linguaggio dei giovani tra di loro è già stato un argomento di discussione a scuola. Quando il docente diventa «fratello», significa che il giovane non è più in grado di mantenere le distanze necessarie per distingue tra la vita reale normale e quella virtuale digitale. Tuttavia, la scuola non ha una soluzione. Siamo noi genitori a dover risolvere la questione, chiaro.

In rete la disinibizione non è più una prova di coraggio, bensì una quotidianità del tutto normale. La disinibizione riceve più «hit» e «like» della banale normalità umana. Per riuscire a farsi notare in una crescente massa disinibita, ci vuole molta fantasia o per l'appunto la mancanza di scrupoli. Mancanza di scrupoli proprio come doveva averla indubbiamente il killer di Christchurch, che ha trasmesso dal vivo via Facebook il suo bagno di sangue tramite una telecamera da casco. E doveva sapere bene che i controlli di Facebook non sono sufficienti per poter impedire una rapida trasmissione del video in rete. Proprio come anche altre piattaforme non hanno potuto o voluto impedire prima la diffusione in rete delle sue ideologie malsane. Ma ancor peggio, ha persino incitato alcuni simpatizzanti a sostenere l'ulteriore diffusione della sua pazzia, motivo per cui questi ultimi hanno potuto continuare a trasmettere il video anche dopo che Facebook lo aveva già tolto dalla rete. Anche per i gilet gialli in Francia oggi è molto più facile rispetto agli oppositori delle centrali nucleari negli Anni '70, quando già solo organizzare una dimostrazione era un'impresa gigantesca. I dimostranti odierni non devono più incontrarsi di nascosto in una corte interna, al fine di pianificare azioni violente. Ora lo possono fare tranquillamente dal proprio salotto di casa, in maniera anonima e persino con un effetto notevolmente più amplificato. Proprio come gli ultras fanatici di calcio o gli estremisti di destra ma anche di sinistra, mobilitazioni tramite i social network. I cosiddetti social media sono di fatto a disposizione di tutti e dunque a disposizione per ogni scelleratezza. È tempo di presentare loro finalmente il conto. Altrimenti non lo capiranno mai!

 

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