Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Anche il passar del tempo non lo rende più normale

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Edizione 13.05.2020 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Finalmente questa settimana è tornata, quantomeno in buona parte, la tanto attesa normalità. I divieti sono diventati obblighi e sarà dunque interessante vedere in quale misura le persone vi si atterranno, considerato che il distanziamento sociale non è una cosa per tutti e che sarà proprio questa prerogativa a determinare se la riapertura di bar o centri fitness sia stata o meno una buona idea.

Tra l'altro non sappiamo nemmeno se sia stata necessariamente una buona idea chiudere tutto e confinare tutti. Forse il lockdown non era poi così necessario come ci hanno fatto intendere? Le discussioni in merito sono state avviate già da tempo e in fin dei conti sono stati proprio l'economia e gli innumerevoli fondi, che gli Stati hanno dovuto prendere in conto per attenuare la crisi, unitamente a una sempre più tangibile scontentezza della popolazione a mettere in ginocchio la politica. In qualsiasi caso i dubbi restano considerevoli. Ma siamo effettivamente sulla strada giusta?

In realtà nessuno di noi ha la risposta a questa domanda. Certo possiamo argomentare con l'esempio della Svezia o della Danimarca, che hanno agito in maniera meno restrittiva rispetto alla Svizzera. Tuttavia, tutti i dati relativi ai casi di coronavirus si fondano, per quanto alacremente possa raccoglierli un'università, su basi così differenti (numero di misurazioni, definizione della cerchia di persone) da rendere pressoché impossibile il raffronto. E lo stesso dicasi per le misure che ne sono derivate. Pertanto, una tale discussione non può essere condotta in modo obiettivo. Comunque i consensi relativi alla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale sono stati a suo tempo elevati con il 75 % delle preferenze e la fiducia politica nel governo è stata giudicata da due terzi della popolazione da buona a molto buona. Fiducia che si è però erosa con il passare del tempo, con l'accumularsi delle perdite pari a importi miliardari, con la richiesta del lavoro ridotto da parte di un terzo dei lavoratori attivi e con l'annuncio alla disoccupazione di migliaia di persone alla settimana. Queste sono state le conseguenze dirette del lockdown e sono misurabili in modo esatto. Ossia una recessione, che sarà probabilmente più profonda di quella della crisi petrolifera. 

 

Da dilemma a dilemma

Ci sono però anche conseguenze indirette, che ci accompagneranno ancora per diverso tempo. Il distanziamento sociale crea disagio, se rispettato in maniera molto rigorosa. Non corrisponde infatti alla quotidianità a cui siamo abituati. Ad esempio nei trasporti pubblici – per quanto inizialmente vi sia stata una bassa occupazione – ora si viaggia già così ravvicinati che la distanza imposta rischia di diventare presto una farsa. Ma quali sono allora le nostre preoccupazioni? Perché quello lì porta una mascherina, e perché quello là non la porta? Ma non può sedersi un po' più distante questo qua? E quello: ma si sta mettendo per davvero le mani nel naso! In realtà percepiamo noi stessi e tutto ciò che ci circonda in maniera completamente differente da prima della crisi. Nelle ultime settimane abbiamo rappresentato tutti un pericolo e allo stesso tempo siamo stati tutti a rischio. La continua rendicontazione da parte dei media, le immagini provenienti dagli ospedali italiani, la miriade di bare nel Bel Paese, i nostri pronto soccorsi, un profondo dramma, e inoltre il susseguirsi di sempre più misure significative adottate e il numero di casi, giorno per giorno, un vero e proprio incubo. Che ha diviso in due la nostra società, in una fazione che affronta ora la situazione in maniera più cool e in un'altra che preferisce andarci con i piedi di piombo, anche per paura. Si potrà uscire da questo dilemma – o almeno questo è quanto mi è dato sapere – soltanto quando avremo scoperto finalmente un vaccino efficace. Solo allora potremo di nuovo sentirci in sicurezza e riavvicinarci. Il possibile vaccino ci porta però anche a un (altro) dilemma. Dobbiamo sottoporci tutti obbligatoriamente al vaccino? Sarà molto interessante vedere quali saranno le raccomandazioni in tal senso, quando avremo finalmente a disposizione un vaccino.

 

Il distanziamento non è sinonimo di ristrettezza

Il distanziamento sociale è il principale dilemma. Non è infatti adatto a degli essere viventi che, pur avendo molto spazio a disposizione, si ammassano nei centri urbani in aree ristrette e sovraffollate. Ed è insormontabile quando questi ultimi vogliono vedere in loco dal vivo una partita di calcio in uno stadio stracolmo di pubblico oppure assistere a un meeting di atletica leggera. Ahimè anche in caso di una visita al museo di storia locale, ma al Louvre? Se è vero che soltanto attraverso il distanziamento sociale si potrà contenere il coronavirus, allora non ci sarà più alcuna grande manifestazione nell'anno a venire. Oppure il corona – seppur alquanto improbabile – svanirà da sé. In ogni caso anche ora dopo il parziale ritorno alla normalità a molti di noi varie cose sono ancora precluse. E questo a sua volta ha conseguenze sul nostro comportamento e sulla nostra propensione ai consumi. In contropartita esigiamo una compensazione, ma non saranno le maggiori trasmissioni informative, né tanto meno le innumerevoli serie o i giochi per computer, come neppure la noia o la tranquillità e neanche il vino rosso a indennizzarci integralmente. Tanto meno le vacanze in Svizzera che si prospettano all'orizzonte. Per quanto possa essere bello il nostro Paese, in cui ci possiamo di nuovo muovere in maniera (più) libera. Forse però presto sarà di nuovo possibile varcare i confini nazionali, quantomeno per chi di noi vive questa situazione in modo più cool. Ma anche all'estero, che viviamo sempre sulla nostra pelle in maniera così familiare, il distanziamento ci limiterà e offuscherà il piacere di goderci le tanto auspicate vacanze. Considerato che anche lì rappresentiamo un pericolo e allo stesso tempo siamo a rischio. Di conseguenza, per ora è meglio cercare di ambientarsi a casa propria. Anche perché durerà ancora a lungo.