Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Aspettando Godot

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Edizione 03.04.2019 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff - Chefökonom Raiffeisen Genossenschaft
Martin Neff – Chefökonom Raiffeisen Genossenschaft

Non so se un altro libro potrà mai annoiarmi così tanto come «Aspettando Godot» di Samuel Beckett, a cui purtroppo non ho potuto sottrarmi a scuola. Che gli ammiratori di Beckett mi vogliano perdonare questo mio giudizio, poiché forse a quel tempo non ero ancora maturo abbastanza per un dramma impegnato di tal genere, ma non sono proprio riuscito a leggerlo sino alla fine, dato che l'attesa infinita mi ha stufato molto rapidamente. Attraverso uno studio approfondito di una spiegazione dell'opera sono riuscito comunque a superare a malapena l'esame in materia. Qual è grossomodo la trama di questo classico? Due barboni aspettano su una desolata strada di campagna un certo signore che non conoscono e di cui non vogliono nemmeno sapere se mai arriverà. Non sanno neppure se questa persona esista per davvero.

Questo ovviamente non è l'argomento di un romanzo divertente, ma la trama è così e si srotola per ben due atti. In nessuno dei due succede fondamentalmente qualcosa di nuovo al di fuori dei discorsi dei due protagonisti del tutto improntati all'assurdo e a volte di qualche controversia tra di loro con relativa successiva riconciliazione. Entrambi i protagonisti, che si chiamano Vladimiro ed Estragone, cercano di fare tutto il possibile per far passare il tempo e discutono altresì diverse varianti di come potrebbero eventualmente suicidarsi. L'apparizione sulla scena del servitore Lucky e del suo padrone Pozzo, il proprietario terriero, che in realtà è un tiranno, disorientano ancora di più il lettore di questa opera. La trama di per sé è leggendariamente oscura. E per finire non c'è alcun lieto fine, anzi per dirla tutta non c'è nemmeno una fine vera e propria della storia. Il dramma fa emergere il nonsenso della vita umana, aspettiamo tutti qualcosa, ma non sappiamo esattamente che cosa né se questa cosa succederà mai veramente. Le persone sono infatti così strane, irrazionali e distorte, questa è la mia interpretazione del grande classico di Samuel Beckett. Ovviamente chiedo venia ai letterati e agli intenditori di letteratura per questa mia interpretazione semplicistica.

 

«Comprerei oro»

«Aspettando Godot» è un'opera che mi ricorda in qualche modo numerose persone che ho incontrato durante la mia carriera professionale (finora). Ancor prima che io stesso iniziassi a lavorare nel settore finanziario, un analista finanziario della mia cerchia di amici mi consigliò di comprare oro nell'anno 1988. A suo avviso ci sarebbe stata un'imminente e considerevole impennata verso l'alto del prezzo dell'oro. A quel tempo un'oncia d'oro costava pressoché 450 dollari statunitensi. Il buon analista era coerente con sé stesso ed aspettò ben dieci lunghi anni prima di decidere di uscire dall'oro, accusando una perdita -  che mi confessò con grande sincerità - considerato che alla fine ha venduto l'oro per appena 260 dollari l'oncia. La sua previsione si era dunque rivelata piuttosto errata. Ma forse non lo era del tutto, soltanto il timing scelto per monetizzare era sbagliato, come ben sappiamo oggi. Infatti, altri dieci anni dopo l'oro quotava a 1900 dollari. Avrebbe dovuto soltanto aspettare, ma il congiuntivo non ha mai aiutato nessuno.

 

Professionisti dell'attesa

Aspettare che accada qualcosa sui mercati finanziari è irragionevole tanto quanto il comportamento di Vladimiro o Estragone. Con poche eccezioni, come ad esempio se si comprano azioni e si ha ancora davanti a sé un'adeguata aspettativa di vita. Prima o poi, mettendo in evidenza «poi», si finisce per guadagnare qualcosa, a seconda del timing. Sui mercati finanziari si aspetta tradizionalmente da sempre un qualsiasi signor Godot. I giocolieri dei mercati finanziari hanno però un vantaggio rispetto a Vladimiro ed Estragone: hanno perlomeno una vaga idea di ciò che stanno aspettando e conoscono al contempo persino vari signor Godot, che in questa sede desidero presentarvi per nome. Altrimenti i partecipanti dei mercati finanziari si trovano di fronte allo stesso dilemma dei protagonisti del romanzo. Quando e se il signor Godot si farà mai vedere nessuno lo sa, nemmeno gli esperti meglio informati tra tutti gli investitori dei mercati finanziari. Tuttavia, dato che contrattano il futuro, sono condannati all'attesa infinita. Infatti, è possibile confermare una previsione sul futuro soltanto dopo che questa si è effettivamente avverata. I mercati finanziari sono tipicamente un settore in attesa. L'attesa fa parte della professione. Gli operatori dei mercati finanziari giocano a diversi giochetti in parte piuttosto assurdi e illogici giusto per ammazzare la noia durante il tempo di attesa proprio come nell'opera «Aspettando Godot». Rendono però l'attesa decisamente insopportabile e hanno nomi che suonano bene come volatilità, incertezza, rivalutazione, delusione o simili.

 

I signor Godot più versatili

Qui di seguito vi presento per nome alcuni signor Godot – ad esempio il signor Godot Oro lo conoscete già. Ma i signor Godot più popolari in assoluto vengono dalla famiglia Tassi, i quali sono strettamente imparentati con la famiglia Inflazione. Il signor Godot Inflazione si fa attendere dagli operatori dei mercati finanziari da un certo tempo, ma non da un'eternità, anche se negli ultimi anni l'appuntamento per l'incontro si è costantemente procrastinato nel tempo. Inoltre, di quando in quando abbiamo atteso uno dei figli extraconiugali della famiglia Inflazione, ossia il signor Godot Deflazione. La famiglia Tassi ha tre dinastie: il signor Godot Tassialrialzo, il signor Godot Tassialribasso e il signor Godot Svoltadeitassi. Il signor Godot Tassialrialzo è emigrato già da vari anni dall'Europa, poiché qui non trovava più lavoro e nessuno

lo aspettava più. Anche dagli Stati Uniti è ormai sparito. Il signor Godot più conosciuto in assoluto da svariati anni è quello con il nome Svoltadeitassi. Nel 2010 aveva fatto un salto quando i rendimenti delle obbligazioni decennali della Confederazione erano saliti dall'uno al due percento. Dopodiché non si fece più vedere per quasi due lunghi anni, tornando con un po' di distensione nel 2013. I rendimenti registrarono infatti a quel tempo un incremento dallo 0.3 % all'1.3 %. L'ultima volta che il signor Godot Svoltadeitassi apparve sulla scena fu nell'estate 2016, spingendo i rendimenti dei titoli decennali della Confederazione dal meno 0.7 % ad appena sopra lo zero percento, per poi sparire di nuovo. Da allora sui mercati nessuno lo attende più. Personalmente credo che il signor Godot Svoltadeitassi sia un fantasma. E anche il signor Godot Brexit è uno che aleggia.

 

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