Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Covid

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Edizione 24.03.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Che cosa possiamo imparare da Taiwan?

Ho di nuovo cancellato dal mio telefonino l'app SwissCovid per poi scaricarla ex novo. Non è la prima volta che mi capita quest'anno e sinceramente non so con quale frequenza io abbia ripetuto quest'operazione l'anno scorso. Attualmente capita sempre più spesso che il sistema visualizzi i seguenti messaggi: Errore – Si è verificato un errore imprevisto. IUNXN 999.

Oppure, con un punto esclamativo in rosso: Impossibile collegarsi in tutta sicurezza al server. Verificate o disattivate bla bla bla… INET-999. Tutto chiaro? Dopo aver effettuato l'operazione di cancellazione dell'app nonché il nuovo download, per un po' l'app funziona senza segnalare alcun messaggio criptico, che purtroppo capisce soltanto chi non è un semplice utente come me. Forse sono io che sono veramente troppo stupido per capire, ma in ogni caso le applicazioni di questo genere dovrebbero essere oltremodo semplicissime, affinché tutti siano in grado di capire, e basta. Forse dipende anche un po' dal fatto che l'utilizzo dell'app sia così scarso, ma in tutta sincerità non lo so proprio. Se invece è corretto ciò che l'app mi indica, allora attualmente 1.82 milioni di persone in Svizzera se ne stanno avvalendo. Tuttavia, considerando che il 94 % delle economie domestiche è dotato di uno smartphone e che in un anno vengono venduti ben 3.1 milioni di telefonini, allora 1.82 milioni di persone è un numero a dir poco piuttosto modesto. In effetti non mi sembra affatto che l'app venga pubblicizzata in modo molto attivo. Ad esempio con uno spot durante i picchi di ascolto televisivi come prima del telegiornale principale sul canale di emissione dello Stato. Al suo posto vedo e sento ogni giorno soltanto lo spot dell'«Helvetia». E per quanto riguarda i cartelloni pubblicitari oppure un altro tipo di pubblicità: anche qui il vuoto assoluto. Si finisce necessariamente per avere quasi l'impressione che il supporto per quest'app, e dunque la convinzione della sua validità, non siano esattamente dei migliori al momento. Ma il nostro paese, in cui ormai tutti parlano della digitalizzazione, non ci fa propriamente una bella figura neanche in altri ambiti – i risultati del test per fax ti salutano. 

 

Cambio di scena 

A Taiwan finora non vi è mai stato alcun lockdown. Controlli doganali, mascherina obbligatoria e quarantena: ecco come questo paese pare mettere fuori gioco e debellare un virus in tutta semplicità. E in primissimo luogo a Taiwan vale il motto agire in maniera proattiva, anziché come dalle nostre parti attendere, osservare, discutere, cercare onerosamente un consenso e poi reagire con scarsa convinzione. In un'interessante intervista con la Ministra per il digitale (!) Audrey Tang mi hanno colpito e ho apprezzato particolarmente due affermazioni degne di nota. Alla domanda se sia possibile una vita con il virus, in cui ci si abitui ad incidenze di 50 o più oppure in cui si può e/o si deve spazzare via il virus, la Ministra ha risposto in maniera estremamente decisa e determinata. Ovviamente bisogna spazzare via il virus, altrimenti continua a mutare e diventa sempre più mortale. E questa è stata sin dall'inizio la premessa della politica di Taiwan. Oggi la vita a Taiwan è tornata alla normalità e ha ripreso il suo corso naturale con tanto di lezioni in presenza a scuola e nessuna mascherina obbligatoria. Ma questo è stato possibile anche perché per quanto riguarda la digitalizzazione questo paese è di gran lunga più avanti rispetto all'Europa. Basti pensare che chi durante la quarantena usciva da casa riceveva subito un SMS con un promemoria che segnalava di tornare subito a casa e, al contempo, partiva altresì un SMS ai funzionari locali che provvedevano poi a verificare se tale persona si trovava di nuovo all'interno delle proprie quattro mura domestiche. Nel caso in cui non fosse a casa – e soltanto allora – veniva informata in merito la polizia. Dopo una rigida quarantena si riceveva quale ringraziamento per la cooperazione un importo convertito pari a pressoché 30 euro al giorno. Taiwan aveva imparato la lezione in occasione dell'epidemia di Sars che si era diffusa nel 2002/2003, quando la comunicazione nel paese – secondo quanto sostiene Tang – era caotica al punto tale che, pensate un po', venivano fornite informazioni contrastanti provenienti da vari livelli governativi, il che aveva turbato e reso molto insicuri i cittadini di Taiwan. 

 

Ma torniamo in Svizzera

Noi in Svizzera ci troviamo attualmente a un livello che Taiwan aveva raggiunto nel 2004 circa. Anzi no, forse è persino peggio, considerato che le contraddizioni ci vengono propinate persino dal massimo livello governativo. Ad esempio, il nostro Ministro delle finanze, che rappresenta finora il picco in assoluto in materia, ritiene – secondo le sue proprie affermazioni – di essere forte abbastanza e dunque di non necessitare affatto della seconda dose del vaccino. I Cantoni e la Confederazione giocano a ping-pong ormai da un anno, passandosi reciprocamente la colpa e la responsabilità di volta in volta. E il tutto sempre condito da discorsi proficui fatti come di consueto di comune accordo a livello federale, mai perdendo di vista la cosa più importante: il consenso, anche se solo un misero compromesso. Il risultato che ne deriva è dunque un ping-pong tra allentamento e inasprimento, un tira e molla molto costoso. E dato che innanzitutto stiamo sempre a guardare che cosa fanno all'estero (principalmente nei paesi limitrofi) prima di iniziare persino a pensare e riflettere, traiamo conforto dal fatto che i tedeschi, gli italiani e i francesi reagiscono in maniera altrettanto impotente, proprio come noi. Inoltre, che a far traboccare il vaso siano state proprio le discussioni in merito all'apertura delle terrazze nelle stazioni sciistiche è sintomatico della preferenza a ripiegare su teatri di guerra secondari, allorquando non si è in grado di far fronte all'essenziale. Di recente l'atmosfera in Svizzera si è surriscaldata e stava persino quasi per precipitare quando all'improvviso l'esecutivo e il legislativo si sono messi a litigare apertamente e in maniera estremamente aspra per gli standard svizzeri a cui siamo abituati. La Confederazione è rimasta dura e ferma sulle proprie posizioni, ma la popolazione ha ormai perso la fiducia in generale che il nostro paese possa mai uscire da questo tentennare e da queste contraddizioni. Anche perché nel frattempo ognuno di noi si è fatto una propria opinione e la pensa ormai diversamente. Si potrebbe dire che vige per così dire la calma prima della grande tempesta. Fare il test, ma soprattutto la vaccinazione rappresentano ormai l'ultimo barlume di speranza che ancora ci rimane. Comunque, Audrey Tang ritiene altresì che malgrado la politica riluttante dei paesi occidentali Taiwan abbia imparato qualcosa dalle democrazie occidentali, ossia nello specifico che sono molto brave nello sviluppare i vaccini. Anche la Svizzera quale paese all'avanguardia nel farmaceutico? E siamo in grado quantomeno di fare avanzare la campagna vaccinale somministrando rapidamente il vaccino? Dopo essere rimasti senza mascherine e aver fallito nei test, ci rimane soltanto la vaccinazione. Mi verrebbe da dire: cercate di non fare brutta figura anche qui! Solo questo. Altrimenti ci rimane soltanto la via adottata da Taiwan. Breve e dolorosa, anziché lunga e straziante. Questo è sicuramente più efficiente sul piano economico e ben lungi dall'essere così logorante come le mezze misure adottate negli ultimi dodici mesi. Le app necessarie si potranno sicuramente ordinare a Taiwan – grazie alla digitalizzazione.

P.S.: è tempo di vacanze per me; leggerete il mio prossimo articolo il 14 aprile 2021.