Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

La media inganna

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Edizione 24.02.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Venerdì prossimo la Segreteria di Stato dell'economia (SE-CO) comunicherà le sue stime trimestrali relative all'andamento del prodotto interno lordo (PIL) svizzero nel quarto trimestre 2020. La mediana delle stime degli analisti, secondo Bloomberg 17 in termini numerici, si situa esattamente allo 0 %, anche se la fascia di oscillazione questa volta è straordinariamente ampia e si attesta tra il -1.5 % e il +0.9 %.

Tutti ricordiamo come a fine ottobre la seconda ondata di coronavirus ha invaso anche la Svizzera e dopo settimane di attendismo il Consiglio federale ha infine deciso in dicembre di inasprire nettamente le misure di contenimento. I settori più penalizzati in assoluto sono stati notoriamente i ristoranti e le strutture per il tempo libero, lo sport e la cultura, i quali sono ormai completamente chiusi dal 22 dicembre scorso. L'attività economica aveva tuttavia già mostrato un rallentamento prima, come emerge dai dati sulla mobilità di Google. Infatti, appena i numeri dei casi sono saliti vertiginosamente in novembre, la popolazione ha di nuovo iniziato ad evitare i trasporti pubblici, i negozi e altre istituzioni pubbliche.

Ma quanto esteso è stato nello specifico questo crollo? Oppure l'economia è persino riuscita a registrare effettivamente un progresso? Molti auspici guardano ora con interesse alla pubblicazione della SECO. Tuttavia a fronte del lockdown in gennaio questi dati sul PIL sono già obsoleti e superati, per non parlare del fatto che di fatto si tratta comunque soltanto di una stima, che sarà di sicuro rivista in un secondo momento. La corporazione degli economisti seguita come di consueto a guardare troppo nello specchietto retrovisore, ossia a osservare troppo le retrospettive. Ma questo ha anche a che fare con la pubblicazione dei dati sul PIL con un ritardo quasi da record da parte della SECO, quantomeno nel raffronto internazionale. Infatti, tutte le economie politiche rilevanti hanno già diffuso le cifre sul quarto trimestre, nella maggior parte dei casi già varie settimane fa. Tra i paesi del G-20 soltanto il Canada e la Turchia sono stati più lenti della Svizzera nella pubblicazione.

 

Un'economia a due velocità

In particolare proprio ora nella crisi del Covid-19 e di fronte allo stop and go dell'economia dirigere lo sguardo nello specchietto retrovisore è poco rivelatore. Dobbiamo pertanto essere grati alla SECO che lo scorso mese di novembre ha concepito un indicatore per il prodotto interno lordo che misura quasi in tempo reale la dinamica dell'economia. Il nuovo indicatore si basa su nove singoli indicatori congiunturali rapidamente disponibili, tra cui il consumo di corrente oppure la concentrazione di azoto nell'aria, nonché viene pubblicato a cadenza mensile. In base a questi dati l'economia svizzera nel complesso se l'è cavata piuttosto «a buon mercato» durante il secondo lockdown e al momento si situa «solo» ad appena il 2 % al di sotto del livello dell'anno precedente. E ciò lascia presumere che il prossimo venerdì potrebbero comunicarci uno zero in cifre nere o persino una crescita minima. Ma quanto è valido questo nuovo indicatore della SECO nel rispecchiare la situazione effettiva dell'economia, se quattro dei nove sottoindicatori, come ad esempio l'esportazione di merci, devono essere computati piuttosto all'industria, ma rappresentano soltanto il 20 % della creazione di valore in Svizzera? A differenza di altre fasi di crisi precedenti, l'industria dimostra segnatamente una buona tenuta, mentre il settore dei servizi ha subito un duro colpo. 

 

La media non è sempre il parametro di riferimento per tutte le cose

L'economia procede a due velocità, come emerge ad esempio dagli indici dei responsabili degli acquisti, ossia dai sondaggi presso le imprese, alle quali viene chiesto di valutare se la propria situazione aziendale è migliorata, peggiorata o rimasta uguale. Gli indicatori di questo genere sono strutturati in modo semplice e disponibili rapidamente, motivo per cui nell'osservazione della congiuntura sono considerati il gold standard. Al momento questi indicatori segnalano che negli ultimi mesi le stime delle imprese del comparto industriale sono migliorate, mentre il sentiment nel settore dei servizi è piuttosto peggiorato. Purtroppo anche gli indici dei responsabili degli acquisti nascondo però delle insidie e non rispecchiano necessariamente la situazione «effettiva» dell'economia. Ad esempio il numero di risposte positive viene contrapposto alle risposte negative, senza però rilevare quanto ampia sia l'estensione della variazione. Di conseguenza, a un'evoluzione seppur minimamente negativa di un'impresa viene assegnato lo stesso peso come nel caso di un'azienda il cui fatturato ha registrato un vero e proprio tracollo e il fallimento è ormai imminente. Come forse saprete, da tre anni il Gruppo Raiffeisen pubblica il primo indice svizzero dei responsabili degli acquisti che si basa esclusivamente sulle PMI e dal quale emerge piuttosto chiaramente che le PMI dell'industria escono dalla crisi in maniera peggiore rispetto alle grandi aziende. Ovviamente pur ammettendo che in questo caso vale altresì la stessa obiezione che per gli altri indici dei responsabili degli acquisti. Infatti non siamo in grado di sapere con esattezza in che misura la situazione delle PMI sia effettivamente peggiorata. Dato che un'interpretazione univoca dei dati non è sempre possibile, questi sondaggi delle imprese sono considerati indicatori congiunturali «soft», ossia deboli, mentre gli indici che si fondano su dati economici misurabili sono invece considerati indicatori «hard». Ad esempio, la crescita del PIL può essere definita un indicatore «hard». Ma anche in questo caso vale lo stesso principio: la media non è sempre il parametro di riferimento per tutte le cose. E persino nell'eventualità in cui la crescita del PIL a fine anno risulti positiva, ciò non aiuta le numerose aziende che stanno combattendo per riuscire a sopravvivere. A prescindere dunque dalla crescita del PIL nel quarto trimestre, l'avvio nel nuovo anno è stato difficile per molte imprese. Pertanto, mi affido sempre meno alla media come parametro di riferimento.