Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Miliardi a distanza

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Edizione 06.05.2020 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Quando la prossima settimana ristoranti, negozi e musei riapriranno i battenti, i mercati settimanali torneranno nelle piazze e gli scolari scorrazzeranno per le strade, almeno a prima vista avremo una parvenza di ritorno alla normalità.

Già adesso è possibile notare come le vie non siano più così deserte come all'apice del lockdown, e anche nei mezzi pubblici il numero dei passeggeri sta tornando a salire. Ma a ben vedere siamo lontani ancora anni luce dalla mobilità altrimenti quotidiana. Perché dobbiamo comunque mantenere la distanza sociale dagli altri. A me non pesa per niente, ma sembra proprio che molte persone abbiano serie difficoltà a mantenere le regole di distanziamento sociale. Il fatto che la nostra Presidente della Confederazione pronunci un elogio per il comportamento della popolazione svizzera durante il periodo del lockdown, constatando che in linea di massima la gente si è attenuta alle norme di distanziamento, attesta una percezione tendenziosamente ottimista. La realtà è ben diversa: sulla porta d'ingresso del chiosco nella stazione di Lucerna è apposto un foglio con su scritto «Massimo 2 persone», e invece all'interno ci sono quattro clienti. E alla cassa del supermercato Aldi a Baar sento sul collo letteralmente il fiato di un cliente impaziente. In ultima analisi, le soluzioni basate su distanze minime o capienze massime falliscono a causa della negligenza o dell'inettitudine delle persone. Anche se all'ingresso dei negozi un addetto si occupa di dosare gli accessi affinché non venga superato il numero massimo ammesso di clienti per metro quadro, le distanze sociali andranno comunque a farsi friggere se tutti si accalcano contemporaneamente al banco dei surgelati. Due metri? Mai e poi mai. E alla riapertura dei ristoranti sarà interessante vedere come i diversi gestori attueranno le disposizioni di distanziamento. Non so infatti immaginarmi come molti di essi possano portare avanti il proprio locale nel rispetto delle limitazioni di capienza imposte. In alcune toilette si starà comunque troppo stretti, ossia troppo vicini. Lo stesso principio dei ristoranti vale poi anche per la maggior parte delle ferrovie di montagna, che fondano parimenti la propria redditività su un'elevata affluenza di passeggeri. In questo caso, la distanza di due metri è una polpetta avvelenata: a prescindere dal fatto che le persone vi si attengano o meno, il gestore dell'impianto deve programmare la capienza massima in funzione di tale principio.

 

Nessuna sovvenzione a pioggia

Dopo la frenata pressoché totale di aprile, anche a maggio e prevedibilmente fino a estate inoltrata il motore dell'economia stenterà a riprendere giri. Poi potrebbe iniziare una stentata inversione di tendenza, sempre a condizione che non si verifichi la tanto paventata seconda ondata. Nella parte restante del 2020 sarà tuttavia ben difficile ritornare all'elevato livello pre-crisi di sfruttamento delle risorse. Appare infatti sempre più evidente che la Svizzera si trova in recessione. La Confederazione mostra una grande generosità, ma non era mai accaduto che il Parlamento svizzero, peraltro con procedura d'urgenza, approvasse lo stanziamento di somme tanto ingenti. Eppure non è più possibile scrollarsi di dosso l'idea che la frittata è ormai fatta. Perché nel frattempo sono tutti in coda per i soldi: non si tratta più soltanto delle piccole imprese, ma con il cappello in mano alle porte della Confederazione ci sono anche compagnie aeree, industrie meccaniche, industrie automobilistiche, tutti i relativi fornitori, eccetera. Nel settore alberghiero e della ristorazione appare altamente probabile che entro la fine dell'anno in corso il 20 % degli esercizi dichiarerà fallimento. C'è di che drizzare le orecchie. Solo tre mesi fa, proprio in questo settore le cose filavano via lisce come l'olio. Tutto stava a indicare un inverno da record, dopo che già negli anni precedenti i numeri dei pernottamenti erano nettamente aumentati. Eppure molte aziende non sono palesemente riuscite a mettere sufficiente fieno in cascina. Con ogni pacchetto di aiuti a favore dell'economia corriamo quindi sempre più il rischio che il danno sia maggiore del beneficio, poiché in questo modo vengono mantenute artificialmente in vita aziende non competitive. Se la concorrenza globale è così dissennata da conseguire margini appena sufficienti per campare alla giornata, siamo in realtà in presenza di un indicatore di scarsa concorrenzialità. Non a caso, in tutto il mondo i soldi pubblici scorrono proprio verso i settori dell'economia che non si trovano per la prima volta a bussare alle casse statali, bensì avevano dovuto essere salvati già varie volte. Per fortuna qui in Svizzera questa cultura dell'assistenzialismo non è ancora radicata in modo capillare e gli stabilizzatori automatici sul mercato del lavoro sono più efficienti rispetto ai finanziamenti a pioggia. La Svizzera non è notoriamente abituata a spendere così tanti miliardi in un colpo solo. Sarà quindi opportuno verificare con attenzione le credenziali di chi beneficia di questi generosi aiuti.