Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Molto più di questioni di stile

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Edizione 20.02.2019 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Da quando gli Stati Uniti hanno eletto Donald Trump quale presidente non passa settimana che quest'ultimo non offenda palesemente chicchessia in questo mondo. Cosa e soprattutto come afferma certe cose Trump, non di rado in maniera del tutto esagerata, fa soltanto scuotere la testa a mezzo mondo. In Europa l'indignazione per il suo modo di politicizzare gli argomenti è particolarmente elevata. Molti europei considerano infatti Trump soltanto uno zoticone chiassoso senza alcuna sostanza degna di nota a livello intellettuale, ossia nello specifico piuttosto il contrario di come si reputa l'élite politica europea. In Europa si usa infatti interagire con gli altri con un certo stile all’insegna della gentilezza e della tolleranza reciproca.

La ricerca del consenso è pur sempre ancora l'attributo più importante di una politica di successo. Far scuotere il capo a qualcuno è malvisto. E anche quando non si riesce a trovare un'intesa, si resta comunque amici per sempre, senza se e senza ma. L'essere un po'burbero è il massimo dei passi falsi in termini emozionali che può permettersi un politico europeo medio. Si pensi ad esempio all’ex Ministro delle finanze tedesco Schäuble, che a volte appariva estremamente scontroso creando così un impopolare malumore, laddove tutti gli altri mirano all’armonia. Essere intelligenti con tatto è il parametro di riferimento della diplomazia a Bruxelles, Berlino o Parigi e ciò va solo di pari passo con un atteggiamento controllato. Trump è semplicemente troppo per l'Europa e mette a dura prova il Vecchio Continente. A cui basta già dover essere alle prese con una versione in miniatura di Trump personificata da Matteo Salvini o annunciare il costo della Brexit al primo ministro britannico. Un confronto maggiore costituirebbe un sovraccarico eccessivo per l’Europa, che preferisce covare i conflitti e di contro discutere piuttosto di questioni di stile in ambito politico.

La superiorità morale auto-promessa della politica europea lascia abbastanza indifferente Donald Trump, come ha dimostrato palesemente questo weekend. Non solo il come, ma anche il cosa conta per il presidente statunitense. Un nuovo nemico pubblico degli USA sono le automobili europee, nello specifico quelle tedesche, che il governo statunitense considera in tutta onestà letteralmente una «minaccia alla sicurezza nazionale». Questa è ovviamente un'idiozia allo stato puro. In primis la quota di mercato dei costruttori di auto tedeschi negli USA è meno dell'8 %, ossia è più modesta rispetto a quella delle automobili americane in Europa. Secondo l'industria automobilistica tedesca è un importante datore di lavoro negli Stati Uniti considerate le quattro officine in loco. E infine l’importazione di automobili tedesche negli USA è continuamente in calo dal 2015. Quindi a Trump non importa delle auto, almeno non solo. E questo è piuttosto chiaro.

 

Finte a tutto spiano

Anche alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera gli americani hanno dato grattacapi. Il vice presidente americano Mike Pence ha punzecchiato e biasimato gli europei, su incarico del suo superiore, ogniqualvolta fosse possibile. Ha rimbrottato i tedeschi per aver ribadito la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 e ha sollecitato gli europei a disdire l'accordo sul nucleare con l’Iran. Inoltre, ha rinfacciato nuovamente all’Europa che gli Stati Uniti pretendono che gli obiettivi del due percento in termini di obiettivi di difesa della Nato vengano rispettati. Pertanto, il vice presidente si aspetta che ogni membro della Nato disponga di un piano credibile a tal proposito. E in seguito durante il fine settimana sono volate parole persino più forti. Trump si è appellato agli europei chiedendo di riammettere nei rispettivi Paesi i combattenti dell’Isis catturati. In realtà più che un appello è stato un vero e proprio ricatto, considerato che in alternativa sarebbero stati costretti a rilasciarli. Con finte di questo genere gli Stati Uniti cercano espressamente di esercitare pressioni sull’Europa.

 

Potere senza stile

Che sia l'industria automobilistica ad essere finita nel mirino ha i suoi motivi. Infatti andrebbe a toccare quasi due terzi della Germania ed è probabilmente anche l’obiettivo di questa esercitazione, che intende assoggettare dapprima la più importante economia nazionale europea. In verità Trump mira, però, a un nuovo accordo con l’Europa e pertanto inasprisce già in via preliminare le posizioni negoziali. Per quanto riguarda i dazi doganali speciali l’Europa se la cava ancora a buon mercato nel raffronto internazionale. Solo su quasi il tre percento delle esportazioni europee negli USA vengono applicati tali supplementi doganali. In Canada sono circa il triplo con il 9 percento, mentre in Russia (25%) e in Cina (ca. 50%) un numero considerevolmente maggiore. Trump crede che gli Stati Uniti possano incrementare la propria competitività attraverso dazi doganali punitivi. Sebbene nella realtà accada esattamente il contrario. Le economie nazionali chiuse e protezionistiche non sono mai state particolarmente competitive. Nella concorrenza globale vincono i sistemi economici globalmente aperti e liberali. Il nostro Paese è un buon esempio in tal senso, universalmente tranne che per l’irriducibile alla Casa bianca, il quale ora ce l’ha formalmente con la Germania e che questa Germania abbia annunciato per l’appunto un surplus della bilancia delle partite correnti pari a pressoché 300 miliardi di dollari lo avrà sicuramente rassicurato che la leva che sta tirando sia proprio quella giusta. A prescindere dal fatto che nel suo Paese abbia ormai l’acqua alla gola, basti pensare alla legislazione per lo stato di emergenza e alle cause collettive, è facilmente immaginabile che nelle prossime settimane continui ad andare su di giri. Aumenta così il rischio che si verifichino dissidi ancor più irritanti. Il presidente è ormai in un’inevitabile rotta di collisione, dato che si è dimostrato così privo di riguardi con il suo modo di governare tutt’altro che socialmente accettabile, mentre tutti quanti attorno a lui scuotevano soltanto il capo, pensando sempre più insensibili che il presidente è comunque solo un fenomeno temporaneo. Trump è sconclusionato per quanto riguarda i contenuti, ma è tatticamente estremamente concentrato. A lui importa esclusivamente il potere. Le questioni di stile le lascia da discutere agli altri.

 

Le prossime due settimane non sarà pubblicato alcun contributo dato che sarò sulle piste da sci. A presto.

 

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