Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Ottusa cementificazione selvaggia

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Edizione 11.08.2021 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Perché al giorno d’oggi fa così caldo nelle città, e perché in tutto il mondo si registrano inondazioni con case sommerse e strade spazzate via dall’impeto delle acque, e ancora altrove divampano furiosi incendi? La diagnosi appare relativamente semplice e univoca: tutto sembra indicare che il cambiamento climatico indotto dall’uomo produce sempre più spesso eventi climatici estremi, in quanto nonostante tutti gli sforzi in atto il riscaldamento globale non accenna a diminuire.

In un rapporto corredato da approfondite ricerche appena pubblicato, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPPC) giunge alla conclusione che già ben presto le cose potrebbero finire a carte quarantotto. Alla luce del trend attuale, già nel 2030 la terra si sarà surriscaldata di ben 1,5 gradi rispetto all'era preindustriale, quindi in anticipo di dieci anni rispetto a quanto ancora previsto nel 2018, si legge nello studio pubblicato a Ginevra. Siamo dunque in presenza di eventi meteorologici estremi: bolle di calore con picchi record ogni dieci anni invece che ogni cinquanta come in passato, tempeste tropicali devastanti, più pioggia e neve, più eventi siccitosi. Non si tratta di fantascienza, bensì di fenomeni che già oggi possiamo osservare con i nostri occhi e toccare con mano in tutto il mondo. Il clima è impazzito, e non solo qui in Svizzera né tantomeno solo quest'anno, bensì già da diverso tempo. Il rapporto dell'IPPC è l'ultimo appello per il mondo della politica. Ma ovviamente anche per tutti noi, in quanto abbiamo ancora una dipendenza eccessiva dal petrolio. È necessaria una drastica riduzione delle emissioni di CO2 e di altri gas serra.

Ma una forza ancora più possente e terribile scatenata dall'abuso di combustibili fossili è l'acqua. Notoriamente, l'acqua cerca e riesce sempre a trovare una via, come evidenziato in modo impressionante dai corsi dei fiumi in parte brutalmente feriti che attraversano le terre di tutto il mondo. E chi va spesso in montagna sa bene quali masse d'acqua si riversino giorno dopo giorno a valle. Nell'estate 2021, caratterizzata da precipitazioni record, abbiamo dovuto combattere con inondazioni ed esondazioni. Spesso le masse d'acqua si sono fatte strada attraverso percorsi che l'uomo aveva progettato per scopi completamente diversi. Come ad esempio a Zurigo, dove a un certo punto la rete fognaria non è più stata in grado di captare le immense quantità di acqua e parti della città si sono ritrovate allagate. L'amministrazione di Zurigo non è stata dunque (ancora) capace di progettare un proprio concetto di città-spugna. Come si può leggere nella rispettiva pagina Wikipedia in inglese «la sponge city (città-spugna, appunto) è un concetto di urbanistica che prevede la captazione e la raccolta dell'acqua piovana a livello locale nelle città invece di una semplice canalizzazione e successiva defluizione. In questo modo è possibile evitare allagamenti e alluvioni in caso di forti piogge, migliorare il clima urbano e favorire lo stato di salute dell'arredo arboreo urbano». È fuori discussione che un concetto urbanistico del genere apporti soltanto vantaggi, ma è altrettanto vero che può funzionare solo laddove le autorità siano in grado di coordinare tutto con polso fermo. Troppo spesso invece le superfici vengono ancora impermeabilizzate, asfaltate o cementificate, anche se sarebbero disponibili altre soluzioni che lasciano scoperto e permeabile il suolo, con due innegabili e decisivi vantaggi: in primo luogo l'acqua viene assorbita dal suolo evitando inondazioni e secondariamente, in estate viene restituito un po' di fresco; nel caso di un piazzale asfaltato e privo di alberi, invece, il calore viene semplicemente riflesso. È fuori discussione che per ogni nuovo complesso edilizio costruito sono necessarie norme chiare e stringenti per evitare in futuro scenari di cementificazione. Per le nuove costruzioni l'obiettivo dovrebbe essere dunque quello di indurre tendenzialmente una riduzione della temperatura locale, e assolutamente non viceversa; inoltre, l'acqua piovana deve essere trattenuta sul posto, senza andare letteralmente a intasare in misura ulteriore la rete fognaria. Una città-spugna può divenire realtà soltanto con il coinvolgimento degli investitori privati.

Tutto questo non sarà possibile senza l'industria. Senza ulteriori innovazioni in grado di contribuire a porre fine alla nostra dipendenza dal petrolio è infatti ormai impossibile riportare nei ranghi la curva del surriscaldamento. Ebbene, adesso è giunto il momento di imprimere a queste innovazioni un'accelerazione decisiva. L'incubo delle fonti energetiche fossili è almeno tanto agghiacciante quanto quello del coronavirus. Quindi dobbiamo debellarlo una volta per tutte. In tutto il mondo, esattamente come l'odiato virus che ha cambiato le nostre vite. Così come è stato possibile mettere a punto un vaccino a ritmi senza precedenti in quanto, grazie a una stretta cooperazione internazionale, le case farmaceutiche si sono imposte come motori dell'innovazione di rilevanza primaria, allo stesso modo anche la tecnologia ambientale deve assumere un analogo ruolo di protagonista. Non devono e non possono dunque mancare risorse, anche da parte dello Stato. È giunto il momento di darci dentro senza tergiversare. Se tuttavia guardo alle reazioni destate in tutto il mondo dallo sconvolgente rapporto IPPC, vedo fiorire un filo di speranza. Le reazioni sono state infatti all'unisono: «La situazione è grave e urgente». E allora perché non promuovere di nuovo un weekend senz'auto? Beh, rispondono in molti, questo sarebbe chiedere un po' troppo! Ebbene, proprio questo atteggiamento non può farla da padrone in occasione della Conferenza ONU sul clima in programma per fine ottobre a Glasgow. L'orologio dell'Apocalisse segna già la mezzanotte, non le 23.55.