Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Parte debole, party disastroso

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Edizione 06.02.2019 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Al 1° gennaio 2019 si è svolto senza grandi festeggiamenti un giubileo che personalmente ritengo memorabile. L'euro ha compiuto 20 anni, anche se in realtà è stato introdotto quale mezzo di pagamento in dodici Paesi soltanto nel gennaio 2002. Un compleanno dunque «tondo tondo». Tuttavia, solo pochi hanno brindato con vigore a questo evento. In realtà era già diventato maggiorenne due anni fa, però non lo dà affatto a vedere. Non si comporta come un adulto, bensì al limite come un ragazzotto nella tarda pubertà. È imprevedibile, lunatico e tutt'altro che stabile. Non è possibile lasciarlo andare così liberamente tra le persone, poiché non si sa mai che si ribalti all'improvviso o che deragli in qualche altro modo. E pertanto si continua a tenerlo tuttora strettamente al guinzaglio. Infatti, il suo padroncino Draghi non lo perde d'occhio nemmeno un minuto, dato che il Presidente della BCE non può propriamente fidarsi.

Il 1° gennaio 1999 Austria, Belgio, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna hanno abbandonato le proprie monete, come pure San Marino, Monaco e Città del Vaticano attraverso accordi formali. La Grecia adottò l'euro solo due anni dopo nel 2001 ed entro il 2015 entrarono successivamente a far parte dell'Eurozona Slovenia, Malta, Cipro, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania, nonché Andorra altresì con una convenzione formale. Il 1° gennaio 1999 ha visto anche la nascita della Banca centrale europea (BCE). Fini così l'era del marco tanto amato dai tedeschi e sparì la lira, con cui ci si sentiva sempre così ricchi quando si andava in vacanza in Italia, considerato che si aveva sempre in tasca un paio di banconote da diecimila lire, anche perché già solo un ghiacciolo costava due o tre mila lire. La sedia a sdraio in spiaggia costava dai diecimila in su, al giorno si intende. Con la fine della lira l'Italia non era ormai più una meta a buon mercato, poiché l'inflazione imperversava ormai regolarmente nel Paese. A volte nei supermercati mi chiedevo come potessero i normali cittadini italiani sbarcare il lunario a fronte di prezzi così elevati. A tal proposito ci voleva, come si suol dire, la grande capacità di improvvisare tipica dei meridionali. E poi arrivò il «caro» euro come usavano dire gli italiani, ma non solo visto che i tedeschi lo chiamavano «Teuro» unendo la parola euro a «teuer», ossia costoso. Molti europei avevano l'impressione che i prezzi salissero in modo molto più rapido rispetto a prima. In generale vigeva una sorta di spiacevole sensazione nei confronti dell'euro. Molti cittadini dell'UE semplicemente non lo volevano. Nel 2001 in Germania oltre il 56 % era contrario all'euro. Solo i finlandesi, gli svedesi, i danesi e i britannici si dichiararono in modo ancor più chiaro contro questa moneta. Alla fine questi ultimi tre decisero di non partecipare all'esperimento euro. E oggi non se la passano affatto peggio per questa decisione.

 

Moneta politica

L'euro è stato in linea di principio un progetto politico senza alcuna maturità economica. Lo aveva capito anche l'allora Cancelliere tedesco Helmut Kohl, il quale conosceva bene i timori dei suoi connazionali, ma servì loro comunque l'euro su un piatto d'argento, pur consapevole che in caso di una votazione popolare i tedeschi non avrebbero mai e poi mai votato a favore della moneta unica. Solo poche settimane dopo l'avvenuta entrata in vigore dell'euro quale mezzo di pagamento ammise in un'intervista, tuttavia pubblicata soltanto molto più tardi, di aver agito come un dittatore nell'introduzione dell'euro, poiché era convito che la moneta unica rappresentasse la garanzia più efficace per la pace in Europa, punto e basta. Questa tesi è già di per sé abbastanza avventurosa. Ma numerosi euro-turbo e funzionari si ancorano tuttora saldamente al motto «da quando abbiamo l'euro, non c'è più stata guerra in Europa». Una conclusione veramente audace di causalità completamente irresoluta. I politici di allora miravano a un successo storico e questo non per puro altruismo, bensì a favore delle prime pagine, considerato che già a quel tempo era chiaro che il costrutto della moneta unica reggeva su basi piuttosto traballanti. Ma alcuni irriducibili seguitano a parlare del modello di successo dell'euro e non lo fanno neppure sussurrandolo in gran segreto. Guardano piuttosto al corso di cambio. L'euro è una moneta stabile e forte, ritengono i sostenitori. Rispetto al dollaro statunitense si è piuttosto apprezzato negli anni dopo la sua introduzione e oggi quota appena al di sotto del corso fissato inizialmente a USD 1,1789 per un euro. Vero, però se vogliamo raffrontare entrambe le valute con il franco svizzero, ci si rende rapidamente conto di quale sia la moneta forte. L'andamento storico del corso di cambio EUR/USD è invece la corsa di un debole contro uno zoppo.

 

L'euro quale matrimonio forzato

Purtroppo l'euro non può essere una moneta vera e propria e non «solo» una mera moneta politica, poiché presenta un considerevole errore di costruzione, che mi fa pensare al matrimonio. L'Unione monetaria celebrò venti anni fa un matrimonio forzato. Senza amore né sentimento, ma con un complesso contratto su carta. È difficile che nei matrimoni forzati abiti un vero affetto o persino l'amore. Vige il pragmatismo, ognuno fa di testa propria e solo all'esterno ci si mostra eventualmente quale coppia felice, che porta avanti un matrimonio solido. Tuttavia, prima o dopo, nella maggior parte dei casi il castello di carta crolla, se la comunità imposta non stabilisce congiuntamente (!) regole di base nella reciproca interazione. Maastricht è stato il contratto di matrimonio della coppia monetaria. Sotto il patto di stabilità avrebbe dovuto fiorire l'amore e l'euro sarebbe dovuto diventare presto un matrimonio da sogno. Solo che purtroppo alcuni non rispettarono il patto. Con la conseguenza che altri seguirono con disinvoltura l'esempio, dopo che in ogni caso la reputazione era già quasi completamente rovinata. E così il matrimonio forzato è diventato una guerra dei Roses, una volta in Grecia, poi in Italia, in Portogallo e presto anche in Francia. Quantomeno le scappatelle sono ufficialmente permesse nell'unione monetaria. E quindi chi osa ancora fare un party con una parte così debole al proprio fianco? Tra l'altro gli americani vivono in concubinato. Hanno accumulato ancor più debiti degli europei, ma i mercati finanziari li lasciano tranquillamente in pace. Gli USA sono una nazione, ovvero un'unione politica e non solo una comunità di Stati con una moneta comune, proprio come una convivenza eterogenea piuttosto vivace.

Martin Neff, Economista capo di Raiffeisen
 

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