Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Spaccatura

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Edizione 24.06.2020 – Il parere dell'economista capo di Raiffeisen

Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen
Martin Neff – Economista capo di Raiffeisen

Ora che ho fatto la fila pazientemente da bravo alla cassa e ho aspettato fino a quando la signora davanti a me ha finito di mettere gli articoli comprati nella sua borsa, l'uomo dietro di me si è già spazientito. Forse devo avanzare verso la cassa, visto che mi sta pressando in questo modo. Mi sta quasi con il fiato sul collo.

Evidentemente ha fretta e da quando il Consiglio federale ha deciso che in Svizzera bisognava allentare ulteriormente le misure, chiunque continui ad essere tuttora prudente alle nostre latitudini rappresenta un ostacolo per il ritorno della massa all'usuale leggerezza e spensieratezza nonché al ritmo frenetico della nostra quotidianità. Le vecchie fisime a cui eravamo tanto abituati stanno per tornare tutte in auge. 

 

Da uno a due metri…

Come si suol dire già? Ciò che costa poco non ha alcun valore e se non si rischia la multa, allora la distanza minima da mantenere diventa solo un'inutile burocrazia del tutto invisibile. Ma già prima dell'allentamento nessuno aveva preso davvero sul serio il distanziamento sociale imposto e ora si è persino ridotto di cinquanta centimetri passando da due metri a un metro e mezzo. La scienza è però ben diversa. In questo ambito la medicina è vaga tanto quanto l'economia. Nel frattempo il virus manifesta segni di affaticamento nel superare l'ultimo metro? A dire il vero in Germania la distanza da rispettare è sempre stata un metro e mezzo sin dall'inizio. I tedeschi hanno forse avuto una versione del virus meno virulenta? I danesi hanno ridotto le distanze a fine maggio da due metri a uno. Il loro virus è diventano più blando rispetto al nostro? In Francia, invece, un metro di distanza era la regola imposta dallo scoppio della pandemia. I francesi hanno dovuto fare i conti con la variante più debole in assoluto del virus? Gli svedesi, invece, non hanno nemmeno voluto quantificare una distanza minima. Che non siano informati sul raggio d'azione delle goccioline del virus? 

 

… con o senza?

Anche in Italia non si è mai capito chiaramente quale fosse la distanza minima da rispettare. Infatti, ad esempio in Alto Adige bisogna mantenere almeno due metri, che diventano però tre in caso di escursioni, a prescindere dalla logica che seguono queste conclusioni. Nelle Dolomiti negli spazi chiusi va mantenuta una distanza minima di un metro con l'obbligo di portare al contempo una mascherina. Nelle spiagge italiane la distanza tra due sdraio deve essere almeno di un metro e cinquanta centimetri e per ogni ombrellone vanno previsti dieci metri quadrati. Vorrei proprio vedere con i miei occhi sul posto come sarà l'attuazione di questa norma. Chi preferisce fare la spesa all'estero può di nuovo andare oltre frontiera al Lago, il più grande shopping center di Costanza, ma non deve dimenticare la mascherina, altrimenti rischia una multa pari a un ammontare dai 15 ai 30 euro. Di contro, in Svizzera non vige alcun obbligo di portare la mascherina, bensì soltanto raccomandazioni in tal senso quantomeno sui mezzi pubblici durante gli orari di punta con grande affluenza. Ma attenzione: chi viaggia in treno dalla Svizzera verso l'Italia a Chiasso deve affrettarsi a indossare la mascherina, poiché in Italia è obbligatoria. Da noi è consigliata se non è possibile mantenere la distanza minima (ora di un metro e cinquanta centimetri). Con le mascherine è proprio come con la distanza: una proliferazione di mille regole differenti. Non è un'Europa federale, bensì un'Europa delle Nazioni, come lamentato di recente. E credo che questo sia altresì il motivo principale che ha reso di nuovo possibile all'improvviso i viaggi nell'area Schengen. Per non parlare della Commissione europea che ha ritenuto necessario allestire un immenso pacchetto congiunturale – oltre ai numerosi pacchetti nazionali – che oltretutto ha ridistribuito anche fortemente. Almeno qui quasi tutti concordano a livello europeo, in maniera persino ostentata. Se si prescinde dai parsimoniosi. 

 

Il virus danneggia l'immagine

La nuova terra del virus Covid-19 è ancora poco esplorata, e questo fa germogliare una miriade di credenze strampalate. L'uomo più potente del mondo pensa per l'appunto che si può altresì esagerare con il virus, nel senso che si stanno effettuando troppi test, forte della logica: niente domande, niente risposte. Su Twitter ha inoltre postato innumerevoli altri consigli sul coronavirus, che gli sono costati ancor più scuotimenti di testa. Il Premier britannico si è invece comportato per molto tempo in maniera – diciamo – troppo leggera e imprudente e Jair Bolsonaro, il Presidente del Brasile, è probabilmente uno dei pochi che continuava a salutare chiunque con una stretta di mano fino a poco tempo fa. Anche l'Adria Tour organizzato per autopromuoversi da Novak Djokovic, il numero uno del tennis mondiale, ha avuto un epilogo disastroso a causa della positività al Covid-19 per il tennista professionista, il quale ha messo in pericolo la sua famiglia, i suoi figli e tutto il suo ambiente per via della sua inutile leggerezza, e presumibilmente ha contagiato persino sua moglie e altre persone. Prima del torneo si è rifiutato categoricamente di sottoporsi al test. E sui social media si sono moltiplicate le affermazioni come: «L'abbiamo sempre saputo che Djokovic non era una cima. Ma in questo caso ha proprio toccato il fondo.» Come vedete, il virus non solo rappresenta un pericolo per la vita delle persone e mette in ridicolo un Presidente, ma è anche in grado di rovinare l'immagine. 

 

Ben lungi dallo sconvolgimento

Il Covid-19 ha profondamente diviso la nostra società e promosso il dualismo dei valori. Dato che io me la prendo con l'uomo in fila dietro di me, proprio come lui se la prende con me. Abbiamo entrambi ragione, sebbene uno la veda bianco e l'altro nero! Nessun Consigliere federale, nessun Parlamento e tanto meno la miriade di immunologi o medici possono fornirci una risposta su chi si è comportato in modo corretto e chi invece no. Sono forse un moralista oppure un irriducibile saccente? Sono paranoico oppure piuttosto fatalista? Nemmeno quando c'erano le multe, se ve ne sono mai state veramente, non era chiaro chi avesse ragione, però almeno tutti sapevano che cosa era legalmente giusto e cosa no. Nonostante la spaccatura che ha comportato, il virus – malgrado i danni collaterali per l'economia – non ha avuto l'effetto disgregante a livello sociale che si ipotizzava inizialmente, quantomeno non ancora, con riserva della seconda ondata s'intende. Sul fronte economico invece i danni non potrebbero essere più ingenti. Ma evidentemente ciò non basta per rompere in maniera definitiva e duratura con le nostre vecchie abitudini, sia le buone sia le cattive. Perlomeno il tipo dietro di me alla cassa non è passato alle mani, contrariamente alla tendenza attuale. Come letto sui giornali di questo fine settimana, sempre più giovani alzano le mani. Anche questo genere di persone era stato reso inattivo dal virus. I centri fitness per pomparsi i muscoli erano chiusi come pure numerosi hotspot cittadini. E quindi per un bel po' di tempo le teste calde non hanno avuto modo di provocare al lago o in qualunque altro luogo e di insultare chiunque capitasse a tiro e magari in seguito aggredire qualcuno o persino accoltellarlo. Se avessero usato questo tempo per allenare le cellule cerebrali anziché i muscoli, ci sarebbe stato quantomeno uno piccolo sconvolgimento. Ma anche questo non ha avuto luogo e già tutto è tornato come prima, a Therwil o a Ginevra, dove per l'appunto c'è stato di nuovo uno di questi fatti di cronaca. Non c'è virus che possa far passare le cattive abitudini. Ma che cosa ci vuole d'altro?